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L'analisi

Destra e sinistra, storia di un fallimento, l'unica via d'uscita è nella sensibilità cristiana

Dal declino della politica tradizionale alla proposta di un modello ispirato ai valori cattolici: riflessione sul presente e sulle prospettive globali

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BARI - Da più parti, in Italia, i nostalgici della Democrazia Cristiana si interrogano sul da farsi e cercano al proprio interno una ispirazione -se non una illuminazione- che rischiari un futuro che, mai come in questi mesi, sembra promettere solo regressi, drammi e tragedie. Anche le Destre si compattano disgustate dalla deriva che ha colpito ogni aspetto della nostra civiltà; si pensa che il trinomio Patria, Dio e famiglia possa costituire un sufficiente bagaglio culturale e operativo per trarci d’impaccio.

In realtà le guerre e le modalità con cui vengono condotte, assieme alle nuove tecnologie con cui si gestiscono le imprese, le informazioni, le culture, le influenze cui vengono sottoposte le moltitudini ormai deprivate dal libero arbitrio, sono tutti sintomi di un crepuscolo se non tramonto della nostra civiltà. La stessa Chiesa dopo aver sperimentato papati molto differenti tra loro si trova in attesa ancora del nuovo corso che ancora non emerge con chiarezza.

La lotta di classe -notoriamente stella polare delle sinistre- ha sempre sostenuto l’azzeramento di intere classi sociali ovviamente anche al prezzo di innumerevoli vite umane e di immani sofferenze; questa imbecillità ha chiuso la sua parabola e ha lasciato il posto ad un vuoto di cultura politica riempito dal culto dei “diritti” e dei “diversi” da reperire in ogni parte del mondo. Cioè siamo nel pieno del caos più generale delle sinistre che attendono un passo falso delle destre per sostituirle nella occupazione delle poltrone. Altro non hanno.

Così come l’idea della lotta di classe è franata irrimediabilmente, anche l’idea della competizione ha mostrato tutta la sua profonda stupidità. Secondo questa tesi della destra deve rimanere solo il più efficiente, il migliore, e questo per il bene di tutti. Naturalmente questo comporta l’accentramento delle ricchezze e del potere anche con l’ausilio di tecnologie sempre più sofisticate per raggiungere e mantenere la supremazia su tutto e tutti. Naturalmente nessuno degli ispiratori di una cosa così disumana poteva prevedere l’ovvio e cioè che si sarebbero formati eserciti di esclusi che sarebbero andati a carico della collettività; senza parlare delle patologie che questa corsa senza tregua comporta e degli altri espulsi che stanno per arrivare.

Entrambe queste “teorie” -che oggi sono le maggiori esistenti- comportano competizione e quindi qualcuno che piange e soffre mentre sempre meno sono quelli che governano pur tra crescenti difficoltà. La cultura della violenza di ogni tipo si afferma come l’unica possibile con allegate guerre non solo di mercato e di brevetti ma vere e proprie con tanto di missili e bombe che troviamo ad ogni piè sospinto e con l’ausilio di tecnologie sempre più micidiali.

Un mondo governato ormai dalla legge del più forte in economia, come in politica, come anche nella informazione e nella cultura, come si riforma? come se ne esce? e per andare dove? come potrebbe essere il futuro mondo se fosse ispirato dalla sensibilità cattolica?

Alla cultura e al metodo della lotta e della competizione va sostituito il metodo della collaborazione; va fermata immediatamente la infinita rincorsa verso nuove tecnologie per nuovo e più efferato potere di pochi, per optare a favore del “piccolo è bello” (come si diceva una volta) ma anche più produttivo, più includente, più pulito, più libero. Il pensiero cattolico e più generalmente cristiano deve farsi carico di questo compito che tutto il mondo attende ansiosamente, alcuni esplicitamente, ma, la gran parte, implicitamente ed inconsapevolmente, ma la cristianità -che ha saputo da sempre essere rivoluzionaria pur nella continuità- è l’unica dottrina che può autorevolmente sostenere la cultura della collaborazione al posto di quella della violenza e sopraffazione. Fin dalla Rerum Novarum -ma anche molto prima- il valore della collaborazione è stato il tema cristiano e rivoluzionario che un Papa anziano e prigioniero nelle mura vaticane fino alla morte, Leone XIII, ha saputo lanciare nel dibattito economico e sociale del mondo. Quel messaggio va ripreso e tradotto nel linguaggio odierno ormai multietnico e quindi multireligioso.

Una società e una economia tesa al benessere diffuso e non all’accumulazione a favore di pochi potenti è e non può non essere il futuro di tutti. Questo messaggio è bene che affiori dalla base dei cittadini di ispirazione cattolica proprio perché non può che essere il frutto del pensiero e sensibilità diffusi emersi dai fallimenti delle differenti culture della lotta e della prevalenza di certuni su certi altri. Il percorso è certamente impervio ma l’intero Pianeta attende che autorevolmente si decida di fare piazza pulita delle contrapposizioni tra interessi e culture che altro non sono che tentazioni neo-barbariche di insediare un sistema di permanente conflitto di tutti contro tutti. La situazione è talmente imbarbarita e violenta da considerare la collaborazione una regola utopistica ed inattuabile. Non solo non è così visto che nella gran parte delle società già vige ma anche perché non esiste altra via di uscita se si vuole evitare l’apocalisse i cui prodromi già vediamo nelle recenti guerre.

Augurarsi vicendevolmente una “serena” Pasqua cade paradossalmente in un momento terribile che certamente sereno non è; speriamo che quell’augurio apra le menti ad una nuova fase completamente diversa che chiuda il periodo delle contrapposizioni di destra e di sinistra che abbiamo vissuto e che ancora viviamo.

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