BARI – La condizione degli edifici scolastici in Italia e in Europa non può più essere considerata un problema marginale. A lanciare un nuovo e deciso allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che richiama istituzioni e opinione pubblica su una situazione definita ormai fuori controllo.
Secondo il Coordinamento, si è arrivati a un punto di non ritorno. “C’è un punto oltre il quale i numeri smettono di essere statistiche e diventano responsabilità collettiva. Quel punto, oggi, è stato superato”, si legge nella nota firmata dal presidente Romano Pesavento. Una presa di posizione netta che fotografa un sistema scolastico alle prese con strutture obsolete e spesso inadeguate.
Il quadro delineato è quello di edifici progettati oltre 50 anni fa, incapaci di rispondere alle esigenze attuali. Aule soggette a temperature estreme, problemi di ventilazione, infiltrazioni, presenza di muffe e materiali deteriorati rappresentano la quotidianità per milioni di persone. Non si tratta più di episodi isolati, ma di una condizione diffusa e strutturale.
I numeri confermano la gravità della situazione. In Italia, oltre la metà delle scuole ha più di 50 anni e circa il 49% è stato costruito prima del 1976, dunque prima delle principali normative antisismiche. In questi edifici ogni giorno si concentrano circa 8 milioni di studenti e oltre 1 milione di lavoratori, spesso in condizioni che non garantiscono pienamente sicurezza e salubrità. A ciò si aggiungono decine di crolli ogni anno, segnali concreti di un sistema sotto stress.
Particolarmente allarmante è il tema dell’amianto. Le stime più recenti indicano tra 2.200 e 2.500 edifici scolastici ancora interessati dalla presenza di materiali contenenti amianto o non completamente bonificati. Un rischio che riguarda potenzialmente oltre 350.000 studenti e circa 50.000 tra docenti e personale scolastico. Una minaccia silenziosa, i cui effetti possono emergere anche a distanza di anni.
Il Coordinamento sottolinea però come il problema non sia soltanto strutturale. Le condizioni degli edifici influenzano direttamente la percezione della scuola e dei diritti. Studiare in ambienti degradati significa interiorizzare un messaggio implicito di precarietà. “Non può esistere una reale educazione ai diritti in contesti che, nei fatti, li negano”, evidenzia il documento.
In questo scenario, la crisi delle infrastrutture scolastiche assume una dimensione più ampia, diventando anche culturale e democratica. Una scuola in condizioni critiche mina il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e rischia di amplificare le disuguaglianze sociali, soprattutto nei territori più fragili.
A pesare è anche l’impatto dei cambiamenti climatici, che mette ulteriormente in evidenza l’inadeguatezza di strutture pensate per un’altra epoca. Le conseguenze si riflettono sulla qualità dell’apprendimento, sulla concentrazione degli studenti e sul benessere complessivo all’interno delle aule.
Secondo il Coordinamento, gli ambienti scolastici non sono neutri, ma contribuiscono a formare la coscienza civica delle nuove generazioni. “Una scuola che cade a pezzi non è solo un edificio che si deteriora, ma un patto sociale che si incrina”, si legge ancora nella nota.
Per questo, il tema dell’edilizia scolastica viene indicato come una priorità non più rinviabile. Intervenire significa non solo migliorare la sicurezza degli edifici, ma anche ristabilire coerenza tra i principi dell’istruzione e le condizioni reali in cui essa si svolge. Una sfida che riguarda direttamente il futuro del sistema educativo e la qualità della democrazia.