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Taranto

Riti della Settimana Santa, svelati i Cavalieri di Gesù Morto: nomi e profili della tradizione

Dall’eredità della famiglia Calò ai protagonisti della processione dei Misteri, l’Arciconfraternita del Carmine annuncia i portatori del laccio

Il Cristo Morto in processione

Il Cristo Morto in processione - archivio

TARANTO - Uno dei momenti più solenni e simbolici dei riti della Settimana Santa tarantina prende forma con la designazione dei “Cavalieri di Gesù Morto”, figure chiamate a reggere il laccio della statua durante la Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Un compito carico di significato, che affonda le radici nella storia del sodalizio e nella devozione cittadina.

L’Arciconfraternita del Carmine ha reso noti i nominativi di coloro che saranno protagonisti di questo gesto rituale, custode di una tradizione che risale al 4 aprile 1765, quando Francesco Antonio Calò donò al sodalizio le statue del Cristo Morto e dell’Addolorata, dando origine a quello che oggi rappresenta il cuore della processione.

Nella prima parte del corteo saranno chiamati a reggere il laccio personalità provenienti da diversi ambiti della vita civile e istituzionale. Tra questi Antonio Stenta, consigliere dell’Arciconfraternita, figura storicamente legata alla vita confraternale e alla gestione interna del sodalizio, e l’ammiraglio di squadra Vincenzo Montanaro, comandante del Comando Logistico della Marina Militare, con un lungo percorso nelle forze armate e incarichi di rilievo anche in ambito internazionale. Accanto a loro il dottor Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto, impegnato nel tessuto produttivo locale, e il dottor Simone Ventra, cardiologo con esperienza clinica e scientifica maturata in importanti strutture sanitarie.

Nella seconda parte della processione, il compito sarà affidato nuovamente ad Antonio Stenta, insieme al commendatore Francesco Zito, priore emerito dell’Arciconfraternita, figura di riferimento per la vita confraternale cittadina, che rappresenterà anche il commissario arcivescovile Antonio Gigante. Con loro il dottor Antonio Marinaro, imprenditore e presidente di Confindustria Taranto, attivo da anni nello sviluppo economico del territorio.

Un momento particolarmente significativo sarà rappresentato dalla partecipazione dei sacerdoti della Vicaria Taranto Borgo, chiamati a condividere il gesto del laccio nella fase di rientro della processione. Una scelta che rafforza il legame tra il mondo confraternale e quello ecclesiastico, frutto di un percorso costruito negli ultimi anni per superare distanze e incomprensioni del passato.

La figura dei Cavalieri di Gesù Morto non è soltanto un ruolo cerimoniale, ma rappresenta simbolicamente la continuità della devozione e della memoria collettiva. Il laccio che accompagna la statua diventa così segno di appartenenza, responsabilità e partecipazione alla Passione, in un rito che unisce fede, tradizione e identità cittadina.

Ancora una volta, Taranto si prepara a vivere uno dei momenti più intensi del proprio calendario religioso, nel quale ogni gesto, ogni presenza e ogni simbolo raccontano una storia secolare che continua a rinnovarsi nel segno della comunità.

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