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Ex Ilva, "Ora una svolta immediata tra produzione, Stato e transizione". Il video

Imprese dell’indotto Aigi al fianco di Aepi alla presenza dell'ex Ministro Calenda: un confronto a Roma sul futuro del polo siderurgico

ROMA - Il futuro dell’ex Ilva è sempre al centro del dibattito nazionale con un confronto che si è svolto giovedì 2 aprile, riunendo istituzioni, rappresentanti politici e imprese dell’indotto. Alla conferenza hanno partecipato il presidente della Confederazione AEPI Mino Dinoi, il segretario di Azione Carlo Calenda e il presidente dell’AIGI Nicola Convertino.

L’incontro ha visto la presenza di realtà imprenditoriali che rappresentano oltre l’80% dell’indotto legato all’ex Ilva, chiamate a confrontarsi su una fase considerata decisiva per le sorti degli stabilimenti siderurgici. Un passaggio delicato, in cui sono attese decisioni ritenute non più rinviabili per il rilancio del comparto.

Nel corso del confronto è emerso un quadro particolarmente critico. Le imprese dell’indotto, che coinvolgono oltre 4.500 lavoratori, vengono descritte come un sistema ormai vicino al collasso, dopo anni segnati da crisi e perdite economiche rilevanti. “Senza un intervento immediato e strutturale, il rischio di default operativo è concreto e imminente”, è la posizione espressa nel documento condiviso.

Tra i nodi principali evidenziati, l’incertezza che negli anni ha accompagnato il destino del polo siderurgico. “Il continuo susseguirsi di ipotesi di vendita, rinvii e cambi di scenario ha prodotto sfiducia nel sistema bancario, paralisi degli investimenti e indebolimento irreversibile dell’indotto”, viene sottolineato, con un chiaro richiamo alla necessità di stabilità.

La questione dell’ex Ilva viene definita come una priorità nazionale, con implicazioni industriali e geopolitiche. “Lo Stato deve assumere un ruolo centrale e diretto”, si evidenzia, escludendo che una crisi di tale portata possa essere lasciata alle sole dinamiche di mercato.

Tra le proposte avanzate da AEPI e AIGI, emerge la richiesta di una legge speciale per Taranto, finalizzata a garantire certezze normative e attrattività per gli investimenti. Al centro anche l’ipotesi di una società mista pubblico-privata con una presenza determinante dello Stato, attraverso il coinvolgimento di Invitalia e operatori industriali.

Altro punto considerato fondamentale è il rilancio immediato della produzione. “Senza economia non c’è transizione”, si legge nel documento, che richiama la necessità di riattivare gli impianti per garantire sostenibilità economica e occupazionale, evitando una gestione emergenziale basata su interventi temporanei.

Sul fronte ambientale, viene ribadita la necessità di una transizione ecologica graduale e sostenibile. “No ad accelerazioni che distruggono la base industriale”, con l’obiettivo di coniugare decarbonizzazione e tutela dell’occupazione.

Tra le indicazioni operative figura anche la conferma del piano industriale, con il mantenimento degli asset produttivi previsti, oltre alla richiesta di energia a costi competitivi, individuando nella nave rigassificatrice una possibile soluzione transitoria per sostenere il sistema.

Non manca il richiamo alla dimensione sociale della crisi. “Le prime procedure di licenziamento sono solo l’inizio”, viene evidenziato, con il timore di un effetto domino su imprese e lavoratori in assenza di interventi tempestivi.

La conclusione è un appello diretto alle istituzioni. “La scelta è ora”, sottolineano AEPI e AIGI, indicando come decisivo il momento attuale per definire il destino del più grande polo siderurgico europeo, tra rilancio e rischio di dismissione.

Un confronto che segna un passaggio cruciale per Taranto e per l’intero sistema industriale nazionale, chiamato a trovare un equilibrio tra sviluppo, sostenibilità e tutela dell’occupazione.

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