BARI – Un presidio di legalità, ma anche un punto di ascolto, sostegno e accompagnamento per chi si trova schiacciato dai debiti, dall’usura o dalle conseguenze dell’azzardo. È questo il profilo che emerge dalla relazione socio-pastorale 2025 della Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici E.T.S. di Bari, intitolata “Una mano tesa ai più fragili”, documento che fotografa un anno di intensa attività a supporto delle famiglie più esposte al rischio di esclusione economica e sociale.
Nel quadro di una fase segnata da forti instabilità finanziarie e tensioni geopolitiche, la Fondazione ha rafforzato la propria azione nel contrasto al sovraindebitamento, confermando una presenza capillare sul territorio e una funzione che unisce intervento sociale, tutela legale, educazione finanziaria e collaborazione con il sistema bancario e con la rete ecclesiale. Al centro del lavoro dell’ente restano le persone, non soltanto i numeri, come sottolinea la presidente Antonia Bellomo, che richiama la complessità crescente delle situazioni affrontate. “Il bilancio delle attività della Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici non è fatto soltanto di numeri, ma soprattutto di persone che trovano il coraggio di riconoscere la propria fragilità e di chiedere aiuto”, afferma. E aggiunge che ogni pratica richiede “tempo, ascolto e pazienza”, in un contesto in cui le esposizioni debitorie sono sempre più pesanti e le procedure più complicate a causa della crescente cessione dei crediti da parte dei creditori.
I dati contenuti nella relazione delineano un’attività concreta e articolata. Nel corso del 2025, operando prevalentemente nell’ambito della legge 108 del 1996, la Fondazione ha approvato 4 mutui ipotecari con garanzia dei Fondi dello Stato per un totale di 295.000 euro e 6 finanziamenti chirografari per ulteriori 66.000 euro, sempre garantiti dai Fondi statali. A questi si aggiungono 87.158 euro di beneficenze erogate con fondi propri e 14.145 euro di sovvenzioni provenienti dai fondi della solidarietà. Il quadro complessivo parla dunque di 10 nuove pratiche garantite, con 361.000 euro erogati e un impegno fideiussorio totale pari a 206.600 euro.
La relazione, tuttavia, non si limita a registrare l’attività economica e assistenziale, ma lancia un allarme netto sul fronte dell’usura e del silenzio che ancora la protegge. Sebbene nel distretto Bari-Foggia-Trani i dati della Corte d’Appello indichino un lieve calo delle denunce, scese da 59 a 47 casi, la Fondazione invita a non leggere questa riduzione come un segnale rassicurante. Al contrario, il timore è che il muro dell’omertà continui a impedire alle vittime di denunciare. È proprio su questo versante che l’ente rilancia il proprio appello, mettendo a disposizione un gruppo di professionisti esperti per accompagnare chi decide di rompere il ricatto.
La Fondazione evidenzia infatti che il contrasto all’usura non può essere solo un richiamo morale, ma deve poggiare su strumenti concreti. Per questo offre assistenza attraverso un pool di legali e consulenti specializzati, capaci di seguire le vittime in un percorso complesso e delicato. A questa attività si affianca anche la scelta di costituirsi parte civile nei processi, per manifestare in modo tangibile la vicinanza della comunità a chi trova il coraggio di denunciare. Nella relazione viene richiamato anche il valore dell’esempio, con riferimento a una recente operazione coordinata dalla Procura di Trani che, grazie alla denuncia di un’imprenditrice, ha permesso di smantellare una rete usuraia capace di imporre tassi superiori al 1.000%. Un caso che, per la Fondazione, dimostra come la denuncia resti l’unico vero strumento capace di spezzare il circuito della violenza economica.
Accanto all’usura, l’altro grande fronte di preoccupazione è rappresentato dall’azzardo, indicato come una delle principali cause di sovraindebitamento. I numeri richiamati nella relazione sono particolarmente pesanti. Nel 2024 in Italia sono stati giocati oltre 157 miliardi di euro, una cifra pari a circa il 7,1% del Pil nazionale e superiore perfino alla spesa sanitaria pubblica. Nello stesso quadro si colloca la stima di 1,5 milioni di giocatori patologici, dato che restituisce la portata sociale del fenomeno. Per la Fondazione si tratta di una vera emergenza, che alimenta fragilità economiche, isolamento e nuove forme di dipendenza.
Anche in questo ambito l’ente barese affianca all’analisi una risposta operativa. I giocatori che si rivolgono alla struttura vengono indirizzati verso percorsi di recupero e riabilitazione gestiti anche con il supporto di ex dipendenti dall’azzardo che hanno superato la patologia. Parallelamente, la Fondazione rivendica un ruolo attivo anche sul piano normativo, avendo contribuito alla stesura della legge regionale contro l’azzardo, con l’obiettivo di rafforzare la tutela delle fasce più vulnerabili. Il messaggio che attraversa l’intera relazione è chiaro: lotta all’usura e prevenzione dell’azzardo sono due aspetti della stessa battaglia civile, finalizzata a restituire libertà economica e dignità alle famiglie.
Un altro capitolo centrale riguarda il rapporto con il sistema creditizio. La Fondazione opera attraverso una rete consolidata di istituti bancari partner, considerata decisiva per garantire tempi rapidi nell’erogazione dei prestiti a chi si trova in condizioni di fragilità. Il documento mette in evidenza come l’efficienza del sistema sia stata rafforzata da un utilizzo più strutturato dell’innovazione digitale e dei servizi bancari online, che hanno consentito di semplificare le procedure burocratiche e di accelerare le risposte. Allo stesso tempo viene mantenuto un monitoraggio costante delle posizioni storiche ancora aperte con i partner bancari, in una logica di trasparenza e responsabilità nella gestione delle risorse.
Tra le novità più significative del periodo figura il progetto giubilare “Mi fido di noi”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana in occasione dell’Anno Santo e realizzato insieme a Caritas Italiana, Consulta Nazionale Antiusura e Banca Popolare Etica. In questo programma la Fondazione assume un ruolo da protagonista, coordinando il Sud Italia, dunque Puglia, Campania, Basilicata e Calabria, nell’ambito del microcredito sociale disciplinato dal decreto ministeriale 176 del 2014. Il progetto prevede finanziamenti da 500 a 8.000 euro, senza interessi e senza garanzie reali, da restituire in un periodo compreso tra 1 e 5 anni. I primi risultati sono già tangibili: nell’ultimo bimestre sono state deliberate 10 pratiche per un totale di 46.000 euro.
Il radicamento territoriale della Fondazione passa anche attraverso il legame con 11 diocesi convenzionate: Altamura, Bari, Brindisi-Ostuni, Castellaneta, Conversano, Molfetta, Nardò-Gallipoli, Oria, Otranto, Taranto e Trani. Si tratta di un network fondamentale, perché proprio le diocesi svolgono il primo ascolto delle persone in difficoltà e trasmettono poi alla Fondazione le relazioni necessarie per la definizione delle pratiche. Non solo. Le diocesi intervengono anche con risorse proprie per alleggerire il debito residuo degli assistiti, favorendo così l’accesso a finanziamenti bancari sostenibili. I referenti diocesani, inoltre, partecipano direttamente alle decisioni del consiglio direttivo sulle pratiche di rispettiva competenza, in un modello di collaborazione che unisce prossimità sociale e rigore tecnico.
La relazione insiste molto anche sul valore dell’ascolto, descritto come il cuore pulsante dell’attività della Fondazione. Ogni anno, infatti, sono centinaia le persone che si rivolgono per la prima volta alla sede dell’ente dopo aver prenotato un colloquio, mentre molte altre vi arrivano spontaneamente, spinte dall’urgenza di una condizione debitoria divenuta insostenibile. In questo passaggio, sottolinea il documento, il richiedente non viene mai considerato come una semplice pratica, ma come una persona da accompagnare. È proprio qui che la funzione sociale della Fondazione si manifesta in modo più evidente: nell’incontro tra competenze tecniche, sensibilità umana, volontariato e carità cristiana.
La presidente Bellomo richiama anche il tema della prevenzione, sottolineando come in una fase in cui l’accesso al credito appare estremamente semplificato, diventi decisivo rafforzare l’educazione finanziaria e la collaborazione tra istituzioni e Terzo settore. “Diventa indispensabile che le istituzioni collaborino con gli enti del Terzo settore per promuovere iniziative di prevenzione e percorsi di educazione finanziaria”, osserva, indicando nella gestione consapevole del reddito uno degli strumenti più efficaci per evitare che fragilità economiche temporanee si trasformino in situazioni irreversibili.
Il quadro che emerge dalla relazione 2025 è dunque quello di una struttura che non si limita a intervenire nelle emergenze, ma costruisce una presenza stabile sul territorio, cercando di intercettare il disagio prima che degeneri. In una stagione segnata da precarietà, aumento delle vulnerabilità e persistenza di circuiti illegali pronti a sfruttare la debolezza economica, la Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici conferma il proprio ruolo come argine sociale, giuridico e culturale. Un luogo in cui chi è schiacciato dal debito può tornare a trovare ascolto, strumenti e possibilità di riscatto.