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Il fatto

Appalti vigilanza e portierato, i partiti di maggioranza chiedono la sospensione della gara

Depositata una mozione, timori su stipendi e ore di lavoro. “Il salario minimo non può diventare una beffa”

La sede del Consiglio regionale pugliese

La sede del Consiglio regionale pugliese

BARI - Si apre un nuovo fronte politico sugli appalti regionali per i servizi di vigilanza e portierato. I gruppi di maggioranza M5S, Pd, Per la Puglia e Prossima hanno annunciato il deposito di una mozione per chiedere la sospensione della procedura di gara relativa ai servizi di vigilanza armata, custodia e portierato nelle sedi della Regione Puglia.

La gara, avviata il 28 gennaio, prevede un importo a base d’asta pari a circa 6.530.414,04 euro, al netto dell’Iva, con possibilità di rinnovo, proroga e ripetizione dei servizi analoghi. Un valore superiore rispetto alla precedente procedura del 2022, che si attestava a 6.225.540 euro.

Al centro delle preoccupazioni vi è l’applicazione della normativa regionale sul salario minimo, che impone una retribuzione non inferiore a 9 euro lordi all’ora. Secondo quanto segnalato anche dalle organizzazioni sindacali, l’attuale impostazione della gara potrebbe determinare una riduzione delle ore lavorative, con il rischio di incidere negativamente sugli stipendi complessivi dei lavoratori.

Una criticità che potrebbe riflettersi anche sulla qualità dei servizi, in un contesto in cui il fabbisogno è stato indicato in aumento dalla struttura regionale competente con atto dell’11 dicembre 2025.

Per questo, la mozione impegna la giunta regionale a fermare temporaneamente la procedura e a fornire chiarimenti sul monte ore previsto e sui costi complessivi del servizio.

“Non possiamo restare indifferenti di fronte a quanto segnalato dai sindacati”, affermano i capigruppo di maggioranza. “A fronte dell’applicazione del salario minimo di 9 euro lordi l’ora, si rischia una riduzione delle ore di lavoro e quindi degli stipendi. È una battaglia di civiltà e non possiamo permettere che venga svuotata di significato”, aggiungono, ribadendo la necessità di tutelare i lavoratori impiegati nelle sedi regionali.

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale del Pd Isabella Lettori, che ha espresso forte preoccupazione per gli effetti concreti del bando. “La legge sul salario minimo rappresenta una conquista di civiltà che non può essere svuotata da un’applicazione meramente contabile”, ha dichiarato.

Secondo Lettori, la riduzione del monte ore rischia di trasformare una misura di tutela in un paradosso. “I lavoratori potrebbero ritrovarsi con stipendi mensili più bassi pur nel rispetto formale della soglia oraria”, ha sottolineato.

Il problema riguarda anche il territorio di Brindisi, dove i servizi interessano strutture culturali di rilievo. “Ridurre le ore di lavoro significa non solo colpire il reddito delle famiglie, ma anche compromettere la qualità della fruizione e della custodia dei beni culturali”, ha spiegato.

La consigliera ha ribadito il valore del salario minimo come strumento sociale. “Non deve essere trattato come un algoritmo per far quadrare i conti. La dignità non si garantisce alzando una cifra sulla carta e tagliando il lavoro reale”, ha affermato, esprimendo solidarietà ai lavoratori e ai sindacati.

Per fare chiarezza sulla vicenda, è stata annunciata anche una richiesta di audizione in Commissione. “Depositerò una richiesta urgente di audizione prima dell’8 aprile, affinché la legge regionale non resti una dichiarazione di intenti ma si traduca in stabilità reale per i lavoratori”, ha concluso.

La questione approderà ora in Consiglio regionale, dove si deciderà se sospendere la gara e rivedere i criteri per garantire un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela occupazionale.

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