BARI – La gestione delle risorse idriche torna al centro dell’agenda regionale. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha riunito il gruppo di lavoro sulla resilienza idrica per fare il punto sulla situazione degli invasi, che registrano una maggiore disponibilità d’acqua rispetto al passato recente.
Nel corso dell’incontro, l’attenzione si è concentrata in particolare sulla diga di San Giuliano, dove il livello dell’invaso ha raggiunto valori prossimi alla soglia massima consentita, rendendo necessaria l’apertura delle paratoie per consentire il deflusso dell’acqua in eccesso.
Una condizione che ha spinto la Regione a valutare un intervento immediato per evitare la dispersione della risorsa. L’obiettivo è quello di ottenere l’innalzamento della quota di invaso, così da incrementare la capacità di accumulo e garantire maggiori riserve per i mesi futuri.
A seguito di un’istruttoria tecnica affidata al gruppo di lavoro, Decaro ha avviato un confronto con il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e ha annunciato la richiesta di convocazione del tavolo politico previsto dall’Accordo di programma tra le due Regioni per la gestione condivisa delle risorse idriche.
I dati aggiornati sugli invasi evidenziano una situazione in miglioramento, pur richiedendo una gestione prudente. La diga di Occhito registra 92 milioni di metri cubi rispetto ai 53 dello scorso anno, mentre la Marana Capacciotti si attesta a 23 milioni contro i 18,9 del 2025. La diga di Monte Cotugno raggiunge i 252 milioni rispetto ai 211 dell’anno precedente, con una capacità irrigua programmata di circa 70 milioni.
Segnali positivi anche per la diga di Conza, con 41 milioni rispetto ai 22 del 2025, e per il Pertusillo, che passa da 53 a 91 milioni. Incrementi significativi anche per la diga del Capaccio, che raggiunge 4,8 milioni rispetto ai 920 mila dello scorso anno, mentre la diga di San Pietro resta stabile a 4,1 milioni. La diga del Locone si attesta invece a 50 milioni contro i 42 del 2025.
Un quadro complessivamente favorevole, che però richiede scelte tempestive per non disperdere l’acqua accumulata e per rafforzare la capacità di risposta del sistema regionale alle future criticità legate alla disponibilità idrica.