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Taranto

Acqua dispersa dalla diga di San Giuliano, “Basta sprechi, servono nuovi invasi”

CIA Due Mari scrive alla Regione Puglia: ogni secondo finiscono in mare 50 metri cubi d’acqua mentre cresce la carenza idrica

TARANTO - Uno spreco definito inaccettabile in un momento segnato da una crescente emergenza idrica. È l’allarme lanciato da CIA Due Mari Taranto-Brindisi, che ha chiesto alla Regione Puglia interventi immediati per evitare la dispersione di ingenti quantità d’acqua provenienti dalla diga di San Giuliano, in Basilicata.

Al centro della denuncia, contenuta in una nota firmata dal direttore Vito Rubino e dal presidente Giannicola D’Amico, vi è la richiesta di avviare investimenti strutturali per dotare il territorio pugliese di infrastrutture in grado di trattenere l’acqua nei momenti di maggiore disponibilità. “La Regione Puglia renda immediatamente disponibili le risorse economiche necessarie per realizzare opere capaci di invasare i quantitativi di acqua in eccesso”, si legge nel documento indirizzato al governatore Antonio Decaro e agli assessori competenti Francesco Paolicelli e Raffaele Piemontese.

La situazione descritta appare particolarmente critica. Dalle prime ore del 18 marzo, infatti, si registra uno sversamento continuo di circa 50 metri cubi di acqua al secondo, riversati in mare per evitare rischi ai territori a valle, a seguito delle intense piogge e del raggiungimento dei livelli massimi consentiti dell’invaso.

Pur riconoscendo la necessità di queste operazioni per ragioni di sicurezza, l’organizzazione agricola evidenzia il paradosso. “Con una carenza idrica così marcata viene sprecato un quantitativo importante di acqua”, sottolineano Rubino e D’Amico, rimarcando come manchino sistemi adeguati per recuperare e riutilizzare la risorsa nei mesi estivi, quando la domanda cresce.

A rendere ancora più complessa la situazione sono i limiti strutturali della diga di San Giuliano. Realizzata negli anni ’50 con una capacità originaria di circa 94 milioni di metri cubi, oggi l’invaso è utilizzato solo al 50%, a causa di restrizioni imposte dagli organi competenti in attesa del completamento degli interventi di messa in sicurezza.

I dati disponibili evidenziano un quadro significativo. Attualmente la diga contiene circa 56 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 29 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Una disponibilità che, secondo CIA Due Mari, dimostra come il problema non sia la scarsità della risorsa in sé, ma la mancanza di strumenti adeguati per conservarla.

Accanto agli aspetti tecnici, la nota richiama anche un contesto di tensione istituzionale con la Basilicata. La diga, infatti, è in comproprietà al 50% tra le due Regioni, ma la gestione viene contestata. Secondo l’organizzazione, le difficoltà derivano anche da precedenti inadempienze del consorzio di bonifica “Stornara e Tara”, che non avrebbe rispettato gli impegni economici negli anni passati. Una situazione che, sempre secondo CIA, avrebbe portato la Basilicata ad assumere decisioni autonome nella gestione dei flussi idrici, con ripercussioni soprattutto durante i mesi estivi.

È necessario ristabilire regole chiare sull’utilizzo della risorsa in virtù della comproprietà”, si legge nel documento, che invita la Regione Puglia a riaffermare il proprio ruolo nella gestione dell’invaso.

Ma la richiesta principale resta quella di una strategia strutturale. CIA Due Mari sollecita infatti la realizzazione di nuovi invasi e infrastrutture sul territorio pugliese, per ridurre la dipendenza da decisioni esterne e garantire una gestione più autonoma ed efficiente dell’acqua.

L’obiettivo indicato è duplice. Da un lato evitare sprechi in momenti di abbondanza, dall’altro assicurare disponibilità nei periodi di siccità, sempre più frequenti. Una prospettiva ritenuta fondamentale per il futuro dell’agricoltura locale, che rischia di pagare il prezzo più alto in assenza di interventi tempestivi e strutturali.

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