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Barletta
02 Marzo 2026 - 08:38
Divine del Sud celebra la Festa della Donna con le detenute di Trani
BARLETTA - Un 8 marzo diverso, lontano dalle cerimonie formali e dalle celebrazioni di facciata. L’associazione Divine del Sud ha scelto di vivere la Giornata Internazionale della Donna all’interno dell’istituto penale femminile di Trani con un appuntamento dal titolo “Recluse, non perdute. Dignità e seconde possibilità”, in programma venerdì 6 marzo alle ore 10.30.
L’iniziativa non nasce come un premio né come un convegno celebrativo, ma come momento di ascolto e presenza accanto alle detenute. L’obiettivo dichiarato è riconoscere il valore e la resilienza delle donne recluse, riaffermando il diritto a un percorso di rinascita personale e sociale. L’incontro rientra nel progetto della Stanza Divina Itinerante, esperienza che punta a promuovere sostegno e accompagnamento in contesti complessi.
A spiegare il senso dell’iniziativa è la presidente di Divine del Sud, Francesca Rodolfo, che sottolinea come la giornata rappresenti un’occasione concreta di riflessione sui diritti e sulle opportunità. «Questa giornata non è solo un momento simbolico, ma un’occasione concreta per riflettere sui diritti, sulle opportunità e sui percorsi di rinascita femminile», afferma. E aggiunge che anche tra le mura di un carcere le donne restano madri, figlie, lavoratrici e studentesse, portatrici di sogni e speranze. «Noi ci siamo per tutte, perché tuteliamo la persona maltrattata ma anche chi ha commesso errori, per capire e far capire, per aiutare a reinserire queste donne nella società una volta scontata la pena. Siamo presenti anche per i loro figli e per le loro famiglie».
L’iniziativa, sostenuta dalla dirigente penitenziaria Angela Anna Bruna Piarulli, intende valorizzare i percorsi trattamentali e formativi attivi nella Stanza Divina, mettendo in evidenza l’importanza di educazione, lavoro, supporto legale e sostegno psicologico come strumenti fondamentali per costruire un futuro diverso.
Sulla stessa linea l’intervento dell’avvocata Agata Oliva, presidente della Stanza Divina, che rimarca il significato della ricorrenza vissuta in un contesto detentivo. «Celebrare l’8 marzo in carcere significa affermare con forza che ogni donna, indipendentemente dal proprio passato, merita rispetto, ascolto e opportunità. Siamo qui per sostenerle e non per giudicarle».
La giornata sarà anche occasione di confronto con le istituzioni del territorio, chiamate a sostenere concretamente i percorsi di reinserimento. Il direttore degli istituti penali di Trani, Giuseppe Altomare, evidenzia il ruolo dell’amministrazione penitenziaria nel favorire il ritorno alla vita sociale. «Il nostro impegno istituzionale è proprio la prima fase, affinché possano tornare nella società con strumenti nuovi e con rinnovata fiducia», afferma. E sottolinea il valore di iniziative come questa, capaci di offrire speranza e di costruire una rete di sostegno. «Sapere che lì fuori c’è qualcuno che aspetta queste donne, che si prodiga per i loro figli e le loro famiglie come promette la Stanza Divina, è un sollievo anche per noi».

La locandina realizzata dall'artista di Divine del Sud, il maestro Angiolo Barracchia, richiama il quadro da lui realizzato, esposto nella Stanza Divina, donata dal Questore Fabbrocini, nel Commissariato di Polizia di Barletta
L’incontro sarà moderato dal giornalista Aldo Losito e vedrà la partecipazione, oltre ai promotori, del Questore della provincia Bat Alfredo Fabbrocini, della psicologa della Stanza Divina Arianna Crudele, dell’avvocata Letizia Rana e del presidente della Commissione Pari Opportunità di Bisceglie Luciano Lopopolo. I saluti istituzionali saranno affidati alla presidente di Divine del Sud Francesca Rodolfo, ai consiglieri regionali Marcello Lanotte e Ruggiero Passero e ai sindaci di Barletta Cosimo Cannito, Andria Giovanna Bruno, Trani Amedeo Bottaro e Bisceglie Angelantonio Angarano.
La Festa della Donna diventa così un momento di impegno concreto, che mette al centro dignità, diritti e possibilità di riscatto, con l’idea che nessuna donna debba essere definita esclusivamente dai propri errori, ma riconosciuta per il proprio potenziale di cambiamento.
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