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Bari

Tassa di soggiorno, la Cgil chiede confronto e regole per governare il turismo

Ficco sollecita un utilizzo delle risorse per ambiente, servizi e lavoro. Preoccupazione per affitti in crescita e salari fermi al 60 per cento della media

Una veduta aerea di Bari

Una veduta aerea di Bari

BARI – L’utilizzo della tassa di soggiorno deve diventare oggetto di un confronto ampio che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalle istituzioni agli operatori economici fino alle parti sociali. È la posizione espressa dal segretario generale della Cgil metropolitana di Bari, Domenico Ficco, intervenuto nel dibattito aperto in città dopo le dichiarazioni di rappresentanti delle imprese turistiche e dell’amministrazione comunale.

Secondo Ficco, l’imposta nasce per compensare l’impatto che i flussi turistici determinano sul territorio, incidendo sull’ambiente e sull’utilizzo dei servizi pubblici. Per questo motivo, le risorse derivanti dalla tourist tax dovrebbero essere destinate al miglioramento complessivo della città, così da garantire benefici sia a chi la visita sia a chi la vive quotidianamente.

Tra le priorità indicate figurano la tutela ambientale, il potenziamento dei trasporti e l’innalzamento della qualità dei servizi pubblici. Per il segretario della Cgil, turismo, produzione culturale e spettacolo rappresentano ambiti strettamente collegati che, se gestiti in modo coordinato, possono costituire un ecosistema integrato capace di valorizzare il patrimonio materiale e immateriale e di generare sviluppo economico sostenibile.

Ficco richiama tuttavia l’attenzione anche sugli effetti sociali della crescita dei flussi turistici. L’aumento dei prezzi dei beni di consumo e dei canoni di locazione, in particolare nelle aree centrali, sta producendo una progressiva espulsione dei residenti. Dinamiche che, secondo il sindacato, non possono restare prive di risposte e richiedono un’assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione e delle parti sociali per un governo complessivo dei fenomeni.

Il segretario evidenzia inoltre la condizione occupazionale nel comparto turistico, caratterizzata da forte precarietà. Citando i dati Istat, ricorda che le retribuzioni dei lavoratori del settore raggiungono al massimo il 60 per cento della media delle altre attività economiche. Una situazione che, a suo giudizio, non può essere ignorata mentre una parte della città beneficia della crescita del turismo.

Per Ficco, la qualità dell’accoglienza passa anche attraverso il riconoscimento delle competenze e della professionalità dei dipendenti, adeguatamente retribuite. Solo così, conclude, si può garantire un’esperienza positiva per i visitatori e uno sviluppo equilibrato per l’intera comunità.

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