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Il fatto
20 Febbraio 2026 - 08:51
I mezzi dei carabinieri per il controllo ambientale
BRINDISI - Un sistema organizzato per esportare illegalmente rifiuti speciali dall’Italia verso Grecia e Bulgaria, aggirando le norme ambientali e ottenendo un risparmio illecito sui costi di smaltimento. È quanto hanno ricostruito i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai militari dei Comandi provinciali competenti, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 6 persone, di cui 4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari.
Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti con aggravante della transnazionalità, oltre a spedizione e gestione illecita di rifiuti.
L’operazione ha interessato le province di Brindisi, Bari, Salerno e Sofia in Bulgaria e scaturisce da un’indagine avviata nel gennaio 2024 dal Nucleo operativo ecologico di Lecce, sviluppata per diversi mesi anche in ambito internazionale con il coinvolgimento di Bulgaria e Grecia.
Le investigazioni, condotte con intercettazioni, videoriprese e pedinamenti, hanno consentito di ricostruire l’attività di un gruppo ritenuto responsabile di avere organizzato lo smaltimento irregolare di rifiuti speciali non pericolosi, in larga parte scarti derivanti dal trattamento di rifiuti industriali, materiali tessili e frazione indifferenziata di rifiuti solidi urbani, provenienti da un impianto della provincia di Brindisi.
Secondo quanto emerso, i rifiuti sarebbero stati classificati con falsi codici CER, in particolare il 191204 relativo a plastica e gomma recuperabili, accompagnati da documentazione di analisi non veritiera e dichiarazioni di non pericolosità rilasciate in bianco da un laboratorio compiacente. In realtà, i materiali trasportati risultavano riconducibili in prevalenza al codice 191212, ossia scarti misti provenienti dal trattamento meccanico di rifiuti industriali, contenenti calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti e altri tessili.
Il meccanismo avrebbe consentito di aggirare le procedure più onerose di smaltimento, con un profitto illecito stimato in circa 300.000 euro, somma per la quale è stato disposto il sequestro per equivalente. Contestualmente sono state sequestrate 2 società e 44 automezzi.
Le spedizioni partivano dalla provincia di Brindisi. I mezzi si dirigevano verso il porto, da dove venivano imbarcati con destinazione Grecia e Bulgaria, con il coinvolgimento di spedizionieri e dipendenti di società ritenute colluse. Una volta giunti all’estero, i rifiuti non venivano sottoposti alle dichiarate attività di recupero o incenerimento, ma stoccati e abbandonati in capannoni industriali dismessi e, in parte, anche su terreni agricoli.
Gli accertamenti hanno evidenziato un’anomalia nei dati dichiarati dall’azienda già a partire dal 2020. Nel 2019 erano stati registrati circa 143.275 kg di rifiuti misti classificati correttamente con codice 191212, mentre nel 2020 tale quantità risultava pari a 0 kg, in coincidenza con l’avvio dei canali di smaltimento all’estero e con un incremento delle esportazioni di rifiuti indicati come recuperabili con codice 191204.
Un passaggio ritenuto centrale nell’indagine è il sequestro, avvenuto il 15 maggio 2024, di 3 automezzi della società. In quell’occasione i Carabinieri del Noe hanno riscontrato una difformità tra la documentazione, che attestava un carico costituito esclusivamente da plastiche miste, e il contenuto effettivo, risultato composto da un insieme eterogeneo di materiali con una presenza di inerti superiore al 60%, tra carta, cartone, vetro, ferro, gomma e altri scarti non recuperabili.
Nel complesso sono 14 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta. Le misure cautelari, adottate dopo gli interrogatori preventivi, riguardano autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori delle società coinvolte. L’obiettivo è impedire la prosecuzione dell’attività illecita e scongiurare l’alterazione delle prove.
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