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Maricoltura

Cormorani assediano gli allevamenti di pesce, ogni uccello divora 10 chili di pesce al mese

Coldiretti chiede indennizzi alla Regione: perdite fino al 50 per cento delle semine e danni diffusi lungo 400 km di costa

Allevamenti di pesce assaltati da cormorani in Puglia

Allevamenti di pesce assaltati da cormorani in Puglia

BARI - La presenza sempre più massiccia dei cormorani lungo le coste pugliesi sta mettendo in seria difficoltà il comparto della maricoltura. A denunciarlo è Coldiretti Pesca Puglia, che segnala attacchi continui agli impianti di allevamento con conseguenze pesanti sulla sostenibilità economica delle aziende.

Secondo l’associazione di categoria, la predazione degli uccelli provoca perdite comprese tra il 25 per cento e il 50 per cento degli avannotti immessi in mare, con variazioni legate alla posizione degli impianti, al periodo dell’anno e alle tecniche di allevamento utilizzate. Per questo motivo è stato chiesto un intervento all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli e al dirigente di sezione Domenico Campanile, sollecitando misure di indennizzo e il riconoscimento ufficiale delle predazioni come causa di perdita produttiva nei programmi di sostegno regionali, nazionali e comunitari.

L’organizzazione propone anche la creazione di un tavolo tecnico con le rappresentanze del settore per individuare soluzioni compatibili con le norme ambientali e la tutela della biodiversità.

Il problema è aggravato dall’elevato consumo di pesce da parte dei volatili. Ogni cormorano ingerisce oltre 10 kg di pesce al mese, più di 300 grammi al giorno, e durante gli attacchi lascia esemplari feriti esposti a malattie e parassiti. Negli ultimi 25 anni il numero degli esemplari svernanti è aumentato di circa 20 volte, in parallelo con la crescita delle popolazioni nidificanti nell’Europa centro settentrionale.

Le segnalazioni arrivano ormai da gran parte del territorio regionale. Criticità vengono denunciate nel Barese tra Mola di Bari e Torre a Mare e tra Giovinazzo e Bisceglie, lungo la costa di Taranto, nella laguna di Varano, alla diga di Capaccio del Celone a Lucera, nella palude del Lago Salso a Manfredonia e a Gallipoli, oltre che lungo oltre 400 km di litorale.

Le conseguenze non riguardano soltanto la mortalità diretta del pescato. Gli allevamenti subiscono stress cronico degli animali, rallentamento della crescita, aumento delle patologie e danneggiamento delle reti, con conseguente incremento dei costi di gestione e forte riduzione dei margini economici. Gli operatori sottolineano che si tratta di perdite legate alla fauna selvatica protetta, rispetto alla quale gli strumenti di difesa oggi disponibili risultano insufficienti.

L’impatto interessa anche l’ecosistema marino, poiché i cormorani si nutrono pure delle specie foraggio che costituiscono l’alimentazione naturale dei pesci più pregiati. Per pescatori professionali e acquacoltori la diminuzione del pescato rappresenta la principale voce di perdita economica, mentre per i pescatori sportivi cresce il rischio di impoverimento degli stock ittici.

Coldiretti Pesca Puglia evidenzia infine come la tutela delle aziende maricole, componente rilevante della blue economy regionale, sia essenziale per la tenuta occupazionale ed economica del comparto e si dichiara pronta a fornire dati tecnici e stime dettagliate per sostenere interventi rapidi e mirati.

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