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Il fatto
10 Febbraio 2026 - 06:27
Ex Ilva - archivio
TARANTO – Come anticipato ieri da Buonasera24.it, il via libera della Commissione Europea allo stanziamento di 390 milioni di euro a favore di Acciaierie d’Italia rappresenta un punto di svolta per il polo siderurgico di Taranto e per l'intera impostazione della politica industriale nazionale nel contesto della transizione ecologica.
Ma cosa significa realmente per lo polo siderurgico tarantino?
Questa manovra si inserisce in un quadro di estrema delicatezza, quando la necessità di preservare l’integrità produttiva del Paese si scontra con i rigidi vincoli comunitari in materia di aiuti di Stato. La decisione di Bruxelles di autorizzare il prestito ponte è scaturita da una valutazione pragmatica dei rischi sistemici. La "caduta" dell’ex Ilva provocherebbe infatti un effetto domino su tutta la filiera metalmeccanica italiana e un impoverimento socio-economico della Puglia. Eventualità che l'Europa stessa ha definito come un danno rilevante e inaccettabile.
Sotto il profilo strettamente economico, il finanziamento ha l'obiettivo di garantire la continuità operativa in una fase di amministrazione straordinaria che deve necessariamente sfociare nella cessione a un investitore privato. La sopravvivenza del sito è legata a doppio filo alla capacità di generare flussi di cassa minimi per coprire i costi fissi e, in quest’ottica, la riattivazione dell’Altoforno 2, prevista per la fine di febbraio, assume una valenza sostanziale e tecnica fondamentali. Senza la marcia degli impianti, il valore degli asset subirebbe un deprezzamento tale da rendere vana qualsiasi procedura di gara, trasformando un potenziale rilancio in una mera liquidazione fallimentare. La sfida per il Governo è ora quella di gestire questa finestra temporale di sei mesi per finalizzare il passaggio di consegne a chi dovrà essere capace di integrare il sito pugliese nelle nuove rotte dell'acciaio verde e competitivo.
L'orientamento della politica industriale europea sta infatti virando verso una decarbonizzazione accelerata che impone la trasformazione radicale dei processi produttivi. L'acciaio primario da ciclo integrale, storicamente basato sul carbone, deve evolvere verso tecnologie a ridotto impatto carbonico, come i forni elettrici alimentati da preridotto di ferro. Il prestito ponte serve dunque a conquistare tempo prezioso per permettere ai commissari e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di confermare il partner industriale che presenti un piano di investimenti solido per la riconversione ambientale. In questo scenario, la Puglia diventa il laboratorio europeo per testare la compatibilità tra grande industria pesante e tutela della salute pubblica, un binomio che per decenni è apparso inconciliabile.
Analizzando l'aspetto finanziario, l'operazione si configura come un onere di cui il futuro acquirente dovrà in qualche modo farsi carico. La sostenibilità del debito di Acciaierie d’Italia resta uno dei nodi principali nella trattativa, poiché il settore siderurgico globale sta attraversando una fase di forte volatilità dei prezzi delle materie prime e dell'energia. Tuttavia, le attenzioni rivolte dai player internazionali suggeriscono che il valore strategico dell'impianto di Taranto, grazie alla sua posizione logistica nel Mediterraneo e alla sua capacità installata, rimane comunque elevato nonostante le tante criticità. La riuscita di questa operazione sancirà la capacità dell'Italia di mantenere una posizione industriale strategica nei settori di base, evitando che la manifattura nazionale diventi totalmente dipendente dalle importazioni di acciaio extra-europee.
L’intervento di Bruxelles segna quindi il passaggio da una gestione dell’emergenza a una fase di programmazione. Il successo si misurerà tanto con la ripresa della produzione e con il mantenimento dei livelli occupazionali, quanto pure con la capacità di attrarre capitali privati in un progetto di lungo respiro che sappia coniugare profitto, efficienza tecnologica e rispetto dei parametri ambientali comunitari. La politica nazionale è chiamata ora a un esercizio di precisione chirurgica per evitare che questo ennesimo salvataggio pubblico si trasformi in un semplice rinvio di problemi strutturali rimasti irrisolti per troppo tempo.
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