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Il fatto

Il Tribunale commissaria il colosso delle consegne: è caporalato digitale

Amministrazione giudiziaria per la filiale italiana di Glovo. I magistrati applicano la normativa antimafia ai modelli di business delle piattaforme di consegna. Coinvolti 40mila rider in tutta Italia. Anche a Taranto

Un Rider

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TARANTO - Il provvedimento di amministrazione giudiziaria disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano nei confronti di Foodinho S.r.l., la filiale italiana del gruppo Glovo, segna un ulteriore gradino di applicazione della normativa antimafia ai nuovi modelli di business digitali.

Al centro del decreto d’urgenza, firmato dal PM Paolo Storari, non vi è una contestazione di criminalità organizzata in senso stretto, bensì il ricorso all'articolo 34 del D.Lgs. 159/2011 per l’agevolazione colposa del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, previsto dall’art. 603-bis del codice penale. L’indagine ha scoperchiato un sistema di "caporalato digitale" che avrebbe coinvolto circa 40.000 rider su tutto il territorio nazionale, compresi quelli attivi nelle realtà del Mezzogiorno come Taranto, attraverso l’interposizione fittizia di società terze.

Secondo le analisi tecniche condotte dalla Guardia di Finanza e dall’Ispettorato del Lavoro, Foodinho avrebbe esternalizzato la gestione dei ciclisti a imprese intermediarie che operavano in regime di dumping salariale estremo: i lavoratori venivano retribuiti con compensi inferiori del 76,95% rispetto alla soglia di povertà e dell'81,62% rispetto ai parametri dei minimi contrattuali di categoria. Il cuore della contestazione tecnica risiede nella gestione dell’algoritmo di prenotazione degli slot lavorativi, che secondo l’accusa esercitava un controllo stringente sulla prestazione pur in assenza di un regolare inquadramento, ignorando deliberatamente il fenomeno del subaffitto degli account a persone in stato di bisogno o prive di documenti.

Tale "cecità organizzativa" ha permesso a società di logistica opache di lucrare sulla differenza tra quanto versato dalla piattaforma e quanto effettivamente erogato ai fattorini, spesso privati di coperture assicurative e dispositivi di protezione. Il Tribunale ha rilevato una grave carenza nei modelli di prevenzione ex D.Lgs. 231/2001, evidenziando come la società abbia omesso di verificare la reale identità dei lavoratori e la regolarità delle catene di fornitura.

La misura, che durerà 1 anno, prevede la nomina di un amministratore giudiziario con il compito di "bonificare" i processi aziendali, rescindere i rapporti con le flotte irregolari e garantire l’internalizzazione o la corretta contrattualizzazione dei rider. Per il contesto ionico, dove la consegna a domicilio è diventata un vero e proprio asset dell'economia dei servizi, il provvedimento impone una riflessione profonda sulla sostenibilità sociale dell'innovazione tecnologica, stabilendo che il profitto non può derivare dalla violazione sistematica della normativa del lavoro.

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