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Taranto

Sicurezza degli operatori sanitari esposti a radiazioni, i sindacati chiedono tutele

Dopo la sentenza della Cassazione la Uil sollecita l’Asl di Taranto a riconoscere indennità e congedi

Tac dell'Ospedale di Taranto

Tac dell'Ospedale di Taranto

TARANTO - La sicurezza degli operatori sanitari esposti a radiazioni torna al centro del confronto nel sistema sanitario ionico. A riaprire la questione è l’ordinanza n. 11310 del 29 aprile 2025 della Corte di Cassazione sezione lavoro, che ha stabilito con chiarezza la natura di diritto soggettivo dell’indennità di rischio radiologico e dei 15 giorni di congedo per recupero biologico.

Il pronunciamento afferma che la tutela non dipende da classificazioni formali o valutazioni interne delle aziende sanitarie ma dalla reale esposizione al rischio. L’elemento determinante è lo svolgimento abituale dell’attività in zona controllata con un livello di pericolo paragonabile a quello del personale di radiologia, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 230 del 1995 e dalle norme contrattuali.

Nel territorio tarantino il tema riguarda in particolare infermieri strumentisti e operatori di sala impegnati in procedure radioguidate. Secondo il segretario generale della Uil Fpl Taranto Giovanni Maldarizzi “troppo spesso anche negli ospedali ionici indennità e congedi sono stati negati sulla base di classificazioni interne arbitrarie o interpretazioni restrittive delle norme”. Il sindacalista sottolinea che “la Cassazione ribadisce che le valutazioni aziendali non hanno valore costitutivo e che, se l’esposizione è effettiva e abituale, la tutela deve essere riconosciuta”.

Il mancato riconoscimento del rischio non avrebbe solo effetti amministrativi. La normativa di radioprotezione e le evidenze scientifiche indicano che un’esposizione prolungata a radiazioni ionizzanti può aumentare la probabilità di patologie oncologiche, cataratta professionale e disturbi tiroidei. In un’area già segnata da criticità ambientali e sanitarie, la protezione del personale dei blocchi operatori e delle unità dove si utilizzano apparecchi radiogeni assume quindi un valore particolarmente sensibile.

Alla luce della sentenza il sindacato ha chiesto alla direzione dell’azienda sanitaria di rivedere con urgenza le mappature del rischio nelle sale operatorie, nei servizi endoscopici e nelle emodinamiche, adeguandole ai criteri tecnici previsti dalla legge. Tra le richieste anche la tracciabilità dell’esposizione individuale attraverso presenze in zona controllata, tempi e dosimetria e il riconoscimento dell’indennità e dei 15 giorni di congedo a tutte le figure con esposizione comparabile, comprese quelle infermieristiche e di supporto.

“Non consentiremo che la burocrazia o logiche di risparmio scarichino sui lavoratori il peso del rischio radiologico” afferma Maldarizzi, aggiungendo che il sindacato è pronto a fornire assistenza legale agli iscritti che operano in ambienti ad alto utilizzo di fluoroscopia e vedono ancora negati i diritti riconosciuti dalla giurisprudenza.

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