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Taranto
06 Febbraio 2026 - 14:35
Il processo Ambiente Svenduto a Taranto - archivio
TARANTO - Si aprirà il 21 aprile il nuovo processo legato all’inchiesta Ambiente Svenduto sulle emissioni dell’ex Ilva. Il giudice dell’udienza preliminare di Potenza Francesco Valente ha disposto il rinvio a giudizio per 21 imputati (18 persone fisiche e tre aziende) accogliendo la richiesta del procuratore facente funzione Maurizio Cardea e del sostituto Vincenzo Montemurro.
Tra gli imputati figurano gli ex proprietari dello stabilimento Nicola e Fabio Riva, l’ex direttore Luigi Capogrosso, l’avvocato Francesco Perli e i fiduciari Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone. Le accuse riguardano, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sul lavoro.
Per parte dei reati dovranno difendersi anche alcuni dirigenti dell’epoca tra cui Salvatore De Felice, Ivan Dimaggio, Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Salvatore D’Alò e Bruno Ferrante, chiamato alla guida dell’azienda nell’estate 2012.
Ritorna davanti ai giudici anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione per presunte pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Tra gli imputati compare inoltre l’ex consulente della procura Lorenzo Liberti, accusato di disastro ambientale per una perizia che, secondo l’accusa, avrebbe favorito la prosecuzione dell’attività produttiva in cambio di una tangente di 10.000 euro.
Nel procedimento rientrano anche posizioni legate alla sicurezza sul lavoro in relazione alla morte degli operai Claudio Marsella, 29 anni, schiacciato durante le operazioni ferroviarie, e Francesco Zaccaria, 29 anni, travolto dalla gru finita in mare durante il tornado del novembre 2012.
Coinvolte come persone giuridiche Ilva spa, Partecipazioni industriali spa ed Riva Forni Elettrici.
Su richiesta dei legali del Codacons il giudice ha disposto un sequestro conservativo superiore a 350.000 euro a favore delle parti civili rappresentate dall’associazione, che ha definito il provvedimento un passo rilevante per il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’inquinamento.
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