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Taranto
01 Febbraio 2026 - 07:10
Luca Poretti
TARANTO - Sulla problematica della medicina territoriale, in particolare sulla grave carenza di personale medico relativamente ai dottori di famiglia, al pronto soccorso e al 118, ospitiamo l’intervento di un medico di base, il dott. Luca Poretti. Quest’ultimo non solo concorda sulla gravità della situazione, che si riflette sulla mancanza di tutela dell’ammalato, ma è del parere che tutto andrà sempre peggio, rendendo così inevitabile la iattura del ricorso alle assicurazioni mediche, come negli Stati Uniti, e alla medicina privata.
“Purtroppo – riferisce il medico – esiste un problema strutturale e funzionale nella nostra medicina generale di base che ampiamente era stato previsto in tempi lontani in cui erano già fortemente evidenti i segnali di allarme lanciati dalla nostra categoria, purtroppo inascoltati in sede regionale, che ci avrebbero condotti alla situazione odierna. Già nel 2014, infatti, in situazione di relativa normalità, s’iniziarono a presagire i preoccupanti scricchiolii che si sarebbero verificati nel sistema sanitario per la crescente diminuzione del numero di medici in tutte le specializzazioni, ma ancor più nella medicina di base. Ma si preferì andare avanti come se nulla fosse”.
“Nell’ambito della Regione – continua – si è così peccato di scarsa lungimiranza nella programmazione, risorse esigue per la medicina del territorio, provocando lunghe liste di attesa per gli esami di ogni genere, la mancanza di medici di famiglia e del personale del 118 e del pronto soccorso, il cui servizio sconta tutte le mancanze, con attese inconcepibili e insopportabili specialmente per ammalati di una certa gravità, i cui episodi più eclatanti sono riportati nella cronaca di ogni giorno”.
“Bisogna che ci diciamo la verità – evidenzia Poretti – la medicina territoriale è un settore ormai poco appetibile per i giovani medici; diverse sono le cause e gli inconvenienti lamentati: la eccessiva burocrazia, la digitalizzazione esasperata ed un rapporto col malato diventato più difficile rispetto ad anni fa per l’eccessiva quantità dell’utenza cui bisogna far riferimento. Ritengo perciò, relativamente a quest’ultimo problema, che sia assurdo pensare di alleviare il disagio elevando il massimale dei pazienti a 1.800 (dagli attuali 1.500) perché significherebbe rendere ancora più precario il livello di assistenza. Penso invece che si debba ridurre il massimale a 1.300, come era una volta, per una migliore gestione del rapporto fra medico e pazienti”.
“Non si possono mettere delle toppe ad ogni buco che si crea nel sistema sanitario – conclude – È necessario mettere mano a un intervento fortemente incisivo e globale per assicurare un po’ di normalità alla situazione. I tempi ovviamente sarebbero lunghi e perciò sono del parere che nell’immediato l’unica soluzione possibile sia assumere medici dall’estero”.
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