TARANTO - Una riforma strutturale della Polizia Locale, capace di riconoscere compiti, rischi e responsabilità ormai assimilabili a quelli delle altre forze di polizia, ma senza un corrispondente sistema di tutele. È questo il messaggio emerso dall’incontro promosso dalla CISL FP con i parlamentari di Fratelli d’Italia, finalizzato a raccogliere osservazioni e proposte sulla revisione della normativa di settore.
A delineare il quadro è stato Giuseppe Lacorte, segretario generale CISL FP Taranto Brindisi, che ha definito non più sostenibile l’attuale assetto normativo. «La Polizia Locale è oggi il presidio più presente nei territori degli oltre 8.000 Comuni italiani, ma continua a operare con una legge quadro ferma al 1986. È una contraddizione che non può più essere ignorata», ha dichiarato, ricordando come negli anni il ruolo degli agenti si sia ampliato dal controllo del territorio al contrasto del degrado urbano, fino alle attività di sicurezza integrata svolte spesso insieme alle forze di polizia statali.
Secondo la CISL FP, a questa evoluzione operativa non è corrisposto un adeguamento normativo e contrattuale. «Non chiediamo di sovrapporci alle competenze dello Stato – ha precisato Lacorte – ma certezza delle funzioni, un quadro legislativo aggiornato e diritti coerenti con ciò che facciamo ogni giorno».
Tra i temi centrali sollevati dal sindacato vi è la disparità di trattamento rispetto alle altre forze di polizia, in particolare sul piano economico, previdenziale, assistenziale, assicurativo e infortunistico. «Serve una cornice nazionale che metta fine a differenze ingiustificate e garantisca una giusta equiparazione», ha sottolineato Lacorte, ribadendo al contempo la necessità di mantenere la Polizia Locale nell’ambito degli enti locali.
La situazione di Taranto viene indicata come un caso emblematico. Fabio Ligonzo, del coordinamento Enti Locali CISL FP Taranto Brindisi, ha spiegato che l’organico conta formalmente 196 unitità, ma solo circa la metà risulta effettivamente impiegabile nei servizi esterni. Un dato distante da quanto previsto dalla normativa, che per una città delle dimensioni di Taranto indica almeno 400 operatori come dotazione adeguata.
A rendere il quadro ancora più critico contribuiscono la riduzione degli organici e l’innalzamento dell’età media. «Dal 2014 al 2022 gli operatori sono diminuiti di oltre 8.000 unità, mentre le richieste di intervento aumentano costantemente. Nel frattempo l’età media supera i 50 anni», ha ricordato Ligonzo, richiamando anche le condizioni di lavoro nei servizi più complessi, come il contrasto allo spaccio, la gestione della movida notturna e gli interventi in contesti di violenza urbana.
Particolare attenzione è stata posta al tema degli infortuni. «È un paradosso – ha osservato Lacorte – che un agente di Polizia Locale infortunato possa subire una decurtazione dello stipendio per effetto delle norme Brunetta, cosa che non accade ad altre forze di polizia». Da qui la richiesta di inserire la Polizia Locale tra i lavori gravosi, anche alla luce di dati che indicano circa 2.000 infortuni l’anno, spesso legati ad aggressioni durante il servizio.

Tra le proposte avanzate figurano anche interventi organizzativi e operativi, come la definizione chiara delle figure professionali, l’accesso ai ruoli di ufficiale dopo 5 anni di servizio, la formazione continua obbligatoria, la tutela legale garantita sin dall’avvio dei procedimenti e una maggiore uniformità nazionale per mezzi e divise.
Sul fronte delle risorse, è stato ricordato che la legge di bilancio 2021 ha istituito un fondo presso il Ministero dell’Interno da 20 milioni di euro annui a partire dal 2022, giudicato però insufficiente in assenza di investimenti strutturali e di un intervento legislativo organico.
«Il punto è semplice – ha concluso Lacorte – le funzioni svolte oggi dalla Polizia Locale sono spesso le stesse delle forze di polizia statali. Se aumentano le responsabilità, devono crescere anche le garanzie. La riforma della legge 65 del 1986 non è più rinviabile».
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