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Taranto

“Sull’ex Ilva serve l’intervento diretto dello Stato, non c’è più tempo da perdere”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini interviene all’Università di Bari e lancia un appello su Taranto, sanità e politica industriale. “Senza una regia pubblica non c’è futuro per il gruppo e per l’indotto”

Maurizio Landini

Maurizio Landini

TARANTO - Un intervento pubblico immediato e diretto nella gestione dell’ex Ilva di Taranto è, secondo la Cgil, l’unica strada per garantire un futuro allo stabilimento e all’intero indotto. A ribadirlo è stato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, intervenuto a Bari al termine di un confronto con le studentesse e gli studenti dell’Università.

Parlando della situazione del gruppo siderurgico, Landini ha denunciato la mancanza di informazioni chiare su ciò che sta avvenendo ai tavoli decisionali. «Ad oggi non sappiamo cosa stiano facendo e di cosa stiano discutendo», ha affermato, sottolineando come la condizione di Taranto e dell’azienda sia ormai «delicata e difficile». Per il leader sindacale, «senza un intervento diretto dello Stato non c’è alcuna prospettiva», soprattutto per una realtà considerata strategica per il Paese.

Landini ha ricordato che il coinvolgimento pubblico viene rinviato da oltre 12 anni, evidenziando come questo ritardo abbia contribuito all’attuale crisi. «Non abbiamo più tempo da perdere», ha detto, ribadendo che solo una presenza statale nella gestione può offrire garanzie occupazionali e industriali durature.

Nel corso del suo intervento, il segretario della Cgil ha fatto riferimento anche al nuovo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, dal quale si attende un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali confederali. «Mi aspetto un dialogo con Cgil, Cisl e Uil, non con soggetti privi di rappresentanza», ha precisato, auspicando al tempo stesso investimenti seri sulla sanità e l’apertura di una vera prospettiva di politica industriale regionale.

Landini ha però chiarito che molte delle criticità attuali non possono essere affrontate esclusivamente a livello territoriale. «Ci sono problemi che non si risolvono nelle singole Regioni», ha spiegato, richiamando la necessità di una strategia nazionale ed europea capace di ricostruire una dimensione di intervento generale. In questo quadro, ha espresso l’auspicio che anche le Regioni si impegnino per contrastare politiche ritenute sbagliate, come l’autonomia differenziata.

Le dichiarazioni sono arrivate a margine dell’incontro pubblico che si è concluso all’Università di Bari, promosso dalla Cgil Puglia e dalla Rete Puglia, dedicato ai temi del lavoro, del precariato, dei bassi salari e dell’emigrazione giovanile dal Mezzogiorno. Un dialogo diretto con il mondo universitario, durante il quale Landini ha ripercorso anche alcune stagioni di lotta sindacale che hanno segnato l’avanzamento dei diritti sociali e civili nel Paese.

Al centro del confronto, inoltre, le sfide future del mondo del lavoro, in una fase storica caratterizzata da diffusa precarietà, mancato riconoscimento delle competenze e da un sistema produttivo che, secondo la Cgil, investe sempre meno su qualità, innovazione e sicurezza. Un quadro che rende ancora più urgente, per il sindacato, una svolta nelle politiche industriali e sociali, a partire dai territori più colpiti come Taranto.

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