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Taranto
30 Gennaio 2026 - 07:53
La protesta davanti alla sede della Regione Puglia a Bari
TARANTO - Si fa ancora più pesante la crisi occupazionale che attraversa l’indotto dell’ex Ilva. La Semat Sud, azienda attiva da oltre 20 anni nelle attività di manutenzione e risanamento all’interno del polo siderurgico tarantino, ha avviato il 15 dicembre 2025 una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 218 lavoratori, annunciando contestualmente la cessazione delle proprie attività.
La vertenza è stata esaminata giovedì 29 gennaio nel corso di un tavolo istituzionale convocato dalla Regione Puglia, alla presenza degli assessori competenti, dei tecnici regionali, dei rappresentanti aziendali e delle organizzazioni sindacali. In quella sede UIL e FENEAL UIL hanno chiesto con decisione il ritiro della procedura di licenziamento, la sospensione della chiusura e l’attivazione di tutti gli strumenti utili a garantire la tenuta occupazionale.
Nel corso del confronto è stato raggiunto un primo risultato con la proroga di 9 mesi della cassa integrazione, estesa fino al 31 dicembre. Parallelamente, la Regione Puglia ha avviato interlocuzioni con SEPAC, ARPAL Puglia e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per valutare l’accesso alla cassa integrazione per transizione occupazionale, misura pensata per accompagnare i lavoratori in percorsi di riqualificazione e possibile reimpiego.
Secondo Gennaro Oliva, coordinatore della Uil Taranto, la vicenda Semat Sud rappresenta l’ennesimo riflesso dell’instabilità industriale che da anni grava sull’ex Ilva e sull’intero indotto. Al centro della vertenza ci sono 218 famiglie che rischiano di perdere l’unica fonte di reddito, in un territorio già fortemente provato sul piano occupazionale.
Sulla stessa posizione Ivo Fiore, segretario generale FENEAL UIL, che indica come priorità assoluta la salvaguardia dei posti di lavoro, attraverso ammortizzatori speciali, formazione mirata e politiche attive capaci di garantire una reale transizione occupazionale. Secondo il sindacato, le risorse pubbliche devono essere indirizzate alla tutela dell’occupazione e della continuità produttiva, non a ratificare nuove chiusure.
La crisi della Semat Sud si inserisce in un contesto già fortemente compromesso. I dati sindacali indicano che Taranto assorbe quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia, un segnale che evidenzia una criticità strutturale del sistema industriale locale.
UIL e FENEAL UIL hanno annunciato che continueranno a seguire l’evoluzione della vertenza, mantenendo alta la mobilitazione e sollecitando istituzioni e Governo ad assumere decisioni rapide e concrete per garantire occupazione e prospettive future al territorio.
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