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Taranto

Accusa di oltraggio in aula, nuova contestazione per l’ex direttrice del carcere Baldassarri

Durante un’udienza per stalking sarebbero state rivolte frasi offensive a pm e giudice. La difesa chiede l’annullamento del rinvio a giudizio

Aula di tribunale

Aula di tribunale

TARANTO - È accusata di oltraggio in udienza a 2 magistrati l’ex direttrice del carcere di Taranto ed ex candidata sindaco della città Stefania Baldassari. A rendere nota la nuova contestazione è stato il suo difensore, l’avvocato Emidio Attavilla, nel corso dell’ultima udienza relativa a un diverso procedimento giudiziario che vede la dirigente imputata per stalking.

Nel corso dell’udienza, il legale ha chiesto l’annullamento del rinvio a giudizio disposto nel mese di giugno, evidenziando che il provvedimento sarebbe stato adottato dalla stessa giudice indicata come persona offesa nel presunto episodio di oltraggio. La notizia è stata anticipata da Francesco Casula de La Gazzetta del Mezzogiorno.

La vicenda che ha portato alla nuova accusa risale al 10 marzo 2025, quando Baldassari comparve davanti alla gup Gianna Martino, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Vittoria Petronella, presente in aula, nell’ambito di un procedimento per atti persecutori. Secondo l’impianto accusatorio, l’ex direttrice avrebbe posto in essere condotte persecutorie nei confronti di una psicologa in servizio nel carcere ionico.

Stando a quanto riportato negli atti della Procura di Potenza, durante quell’udienza l’imputata, nel corso dell’interrogatorio, avrebbe offeso l’onore e il prestigio dei 2 magistrati, assumendo toni definiti accesi e concitati. Le prime contestazioni riguarderebbero il pubblico ministero, accusato di prestare scarsa attenzione alle dichiarazioni rese in aula, mentre successivamente sarebbero state pronunciate espressioni ritenute allusive e offensive nei confronti della giudice.

In particolare, Baldassari avrebbe rivolto alla gup frasi come «mi può anche cacciare, tanto ha già deciso tutto», affermazioni che avrebbero indotto la magistrata a intervenire per richiamarla. Tuttavia, sempre secondo quanto emerge dagli atti, anche alla ripresa dell’interrogatorio l’imputata avrebbe mantenuto un atteggiamento canzonatorio nei confronti della giudice.

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