GRAVINA IN PUGLIA - La candidatura di Gravina in Puglia a Capitale italiana della Cultura 2028 viene letta come un passaggio di rilievo per l’intera Regione Puglia, soprattutto per quei territori che costruiscono la propria identità nel legame profondo tra terra, comunità e tradizioni.
A sottolinearne il valore è Francesco Paolicelli, assessore regionale all’Agricoltura e consigliere del Partito democratico, che richiama il ruolo centrale delle produzioni agroalimentari come elemento culturale oltre che economico. “Gravina racconta una cultura che nasce dall’agricoltura e dal cibo”, afferma, ricordando come il Pallone di Gravina DOP, le filiere cerealicole storiche e vini come la Verdeca rappresentino un patrimonio che tiene insieme storia, lavoro e prospettiva.
Secondo Paolicelli, la candidatura non si limita a mettere in luce il patrimonio storico e architettonico della città, ma riconosce all’agricoltura un ruolo identitario, sociale ed economico, capace di generare valore culturale e attrattività su scala territoriale. “Il cibo è un linguaggio universale: è memoria, paesaggio e comunità”, osserva l’assessore, spiegando che attraverso le produzioni agricole si racconta chi siamo e quale modello di sviluppo intendiamo costruire, in particolare per le aree interne pugliesi.
La Regione, aggiunge Paolicelli, segue con attenzione il percorso avviato da Gravina, apprezzandone la capacità di integrare cultura, agricoltura e sostenibilità in una visione attuale e coerente. In questo quadro si inserisce anche il progetto Radici al futuro, che valorizza le cave gravinesi e la pietra, elementi distintivi del paesaggio e dell’identità locale.
Essere arrivati tra le finaliste, conclude l’assessore, è già un risultato significativo. “Dimostra che partire dalla terra e dalle eccellenze agricole significa investire su identità, qualità e futuro”, una direzione che, assicura, continuerà a guidare l’azione regionale.
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