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Taranto

San Francesco e il cinema, quando lo spirituale diventa immagine

Dall’essenzialità francescana al grande schermo: otto secoli dopo, il Poverello continua a ispirare il linguaggio del cinema

Un dipinto su San Francesco d'Assisi

Un dipinto su San Francesco d'Assisi

TARANTO - La figura di San Francesco d'Assisi, sta (ri)tornando a influenzare fortemente proprio in occasione dei suoi 800 anni dalla salita al cielo. Insieme al canto, vedi ultima nota scritta a riguardo da Pierfranco Bruni, il Poverello ha suggestionato anche il cinema fin dai suoi primi giorni, ponendo la sfida di ritrarre l'invisibile, rendere cioè tangibile lo spirituale attraverso la rinuncia e il silenzio.

Due caratteristiche intrinseche dello stesso Santo di Assisi. Tuttavia si potrebbe dire che il legame tra la vita di San Francesco e il mondo del cinema, è riuscita ad andare oltre la semplice agiografia. L’essenzialità del messaggio francescano, fatta di spoliazione e sguardo rivolto agli ultimi, ha trovato proprio nella cinematografia, un terreno d’elezione per trasformare lo spirito in immagine. Non è un caso che il Poverello d’Assisi sia tra le figure storiche più rappresentate sul grande schermo. La sua vita offre infatti una struttura drammaturgica perfetta, basata sul conflitto tra opulenza e povertà, tra materia e anima,

Il legame tra Francesco e la “settima arte” si consolida già nel dopoguerra con Roberto Rossellini. In Francesco, giullare di Dio (1950), il regista neorealista sceglie di non enfatizzare il miracoloso, ma l'umanità quotidiana dei frati. Utilizzando veri monaci come attori, Rossellini riesce a cattura la "perfetta letizia" come uno stato di grazia naturale, lontano dai canoni agiografici tradizionali.

Negli anni Sessanta, la prospettiva cambia con Liliana Cavani, che dedicherà al Santo ben tre opere. Il suo primo Francesco (1966), interpretato da un intenso Lou Castel, lo trasforma in un ribelle proto-sessantottino, un giovane che contesta le strutture sociali e religiose del suo tempo. La Cavani tornerà sul tema nel 1989 con Mickey Rourke, offrendo una lettura viscerale e sofferta della sua vocazione, e ancora nel 2014 con una miniserie incentrata sul valore della fraternità.

Tuttavia, nell'immaginario collettivo, il volto del Santo resta indissolubilmente legato a quello di Graham Faulkner in Fratello sole, sorella luna (1972) di Franco Zeffirelli. Qui il cinema si fa estetica pura: la natura umbra esplode in colori caldi e inquadrature pittoriche. Nonostante le critiche di eccessivo estetismo, il film ha saputo parlare a una generazione affascinata dai movimenti pacifisti e dal ritorno alla terra, consacrando Francesco come icona di un’ecologia spirituale

Più recentemente, registi come Renaud Fely e Arnaud Louvet ne Il sogno di Francesco (2016), interpretato da Elio Germano, hanno spostato l’attenzione sulla crisi interna all’Ordine, esplorando la tensione tra l’idealismo del fondatore e le necessità istituzionali della Chiesa.

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