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Sanità

In tre ospedali il 50 per cento degli accessi al Pronto soccorso di Puglia

Vertice in Regione su emergenza e urgenza nella sanità: dalla carenza di personale ai flussi nei PS, passando per liste d’attesa e assistenza territoriale. Avviata una ricognizione regionale per definire nuovi piani operativi

In tre ospedali il 50 per cento degli accessi al Pronto soccorso di Puglia

Il pronto soccorso del Policlinico di Bari

BARI - Una ricognizione approfondita sulle principali criticità del sistema sanitario pugliese, con l’obiettivo di impostare le azioni strategiche dei prossimi mesi. È questo il senso della riunione che si è svolta nella mattinata di mercoledì 21 gennaio, convocata dall’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia, alla presenza del direttore del Dipartimento Salute Vito Montanaro e della direttrice facente funzioni di Aress Lucia Bisceglia. Al tavolo hanno partecipato i direttori generali e i commissari straordinari delle aziende sanitarie e ospedaliere.

Nel corso dell’incontro è stato annunciato che dai primi giorni di febbraio partirà una serie di riunioni operative direttamente presso ciascuna azienda sanitaria. Gli appuntamenti, organizzati con il Dipartimento Salute e Aress, serviranno ad approfondire le emergenze più pressanti, dalla carenza di personale al rafforzamento dell’assistenza territoriale.

Successivamente si è tenuto un confronto specifico con le direzioni sanitarie, i responsabili dei dipartimenti di emergenza urgenza e i direttori delle centrali operative del 118, in continuità con l’analisi avviata nella riunione convocata dal presidente regionale Antonio Decaro. È emerso che in Puglia sono operative 35 strutture di pronto soccorso, di cui 4 private accreditate, che complessivamente gestiscono il 10% degli accessi.

Il pronto soccorso con il volume più elevato di accessi è quello del Policlinico di Bari, che, includendo anche le strutture specialistiche, assorbe l’8% degli accessi regionali, con oltre 90.000 accessi annui. Seguono l’ospedale Vito Fazzi di Lecce con oltre 69.000 accessi, il SS. Annunziata di Taranto con circa 66.000, il Perrino con oltre 56.000 e il Dimiccoli con 51.000 accessi. In totale 11 strutture concentrano oltre il 51% degli accessi, mentre il restante 49% è distribuito su 24 presidi.

Dai responsabili dei dipartimenti di emergenza urgenza e dalle centrali del 118 è stata ribadita la forte carenza di personale, una delle principali criticità del sistema. I direttori dei pronto soccorso hanno inoltre confermato che la gran parte degli accessi riguarda codici verdi e codici azzurri, che in alcune strutture raggiungono il 90% del totale. Più contenuta, e inferiore alla media nazionale, la percentuale dei codici bianchi, che si attesta intorno al 3%.

Tra i temi centrali affrontati durante il confronto, la necessità di potenziare l’assistenza territoriale, così da intercettare bisogni di salute che non dovrebbero gravare sui pronto soccorso. Per una migliore gestione dei flussi sono state illustrate alcune esperienze ritenute virtuose, come l’introduzione degli infermieri di processo e dei fast track, percorsi preferenziali per specifiche condizioni cliniche che possono migliorare l’efficienza, ridurre i tempi di attesa e contenere il fenomeno dell’abbandono. Quest’ultimo riguarda mediamente l’8% degli accessi, con punte che arrivano al 12%.

In media il 14% degli accessi al pronto soccorso si conclude con un ricovero ospedaliero, soprattutto durante i periodi di maggiore pressione legati all’epidemia influenzale. Tra le criticità più rilevanti è stata segnalata la disponibilità di posti letto per i trasferimenti nei reparti, per la quale sono state avanzate proposte di efficientamento attraverso un coordinamento più stretto a livello di direzione sanitaria.

«Ho chiesto di proseguire il lavoro di analisi e proposta, valorizzando le buone pratiche già attivate nei diversi territori», ha dichiarato Pentassuglia, «con l’obiettivo di arrivare a un piano regionale e a piani aziendali capaci di migliorare l’accoglienza e la gestione dei flussi, rafforzando al tempo stesso l’assistenza territoriale e ridisegnando le reti sanitarie».

Nel corso della giornata si è svolta anche una riunione dedicata alle liste di attesa, al termine della quale è stato definito un calendario di incontri con le singole aziende sanitarie a partire da oggi. L’obiettivo è completare i piani aziendali sperimentali entro 15 giorni e avviare dal 1 febbraio il recupero delle prestazioni, come previsto dalla delibera approvata dal presidente Decaro.

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