Prosegue senza interruzioni la mobilitazione dei lavoratori, impegnati in uno sciopero a oltranza. A fare il punto sulla vertenza è Francesco Brigati, segretario generale della Fiom-Cgil di Taranto, che ribadisce con forza le ragioni della protesta.
Al centro della rivendicazione resta la volontà di evitare l’ennesima uscita di scena di un insediamento industriale dal territorio. Secondo la Fiom-Cgil, la difesa dello stabilimento non riguarda soltanto la continuità produttiva, ma anche le ricadute sociali e occupazionali per l’intera comunità tarantina.
Brigati sottolinea come il trasferimento dei lavoratori a 200 km di distanza non possa essere considerato una semplice riorganizzazione aziendale, ma equivalga di fatto a un licenziamento mascherato, destinato a colpire numerose famiglie. Per questo, afferma, la vertenza assume un valore che va oltre il singolo stabilimento e investe il tema più ampio della tenuta industriale del territorio.
Un elemento ritenuto significativo è rappresentato dall’anticipo dell’incontro presso la task force regionale, inizialmente previsto per il 3 febbraio e ora fissato al 28 gennaio. Una data che, secondo il sindacato, può rappresentare un primo segnale di attenzione, ma che dovrà tradursi in impegni concreti.
La Fiom-Cgil chiede un sostegno chiaro e deciso da parte delle istituzioni, affinché venga garantita la permanenza del sito produttivo a Taranto e scongiurati trasferimenti definitivi. Al momento, evidenzia Brigati, la multinazionale non ha ancora aperto un confronto con le organizzazioni sindacali, lasciando senza risposte i lavoratori.
La mobilitazione, conclude il segretario generale della Fiom-Cgil di Taranto, proseguirà fino a quando non arriveranno certezze sul futuro occupazionale e sul mantenimento dello stabilimento, nella convinzione che difendere Vestas significhi difendere lavoro, dignità e prospettive industriali per la città di Taranto.
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