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Taranto
15 Gennaio 2026 - 12:02
Il sit in di protesta "Giù le mani da Taranto"
TARANTO - Un atto di accusa frontale contro la politica, le istituzioni e il sistema di gestione dell’ex siderurgico. È il contenuto del documento diffuso da Associazione Genitori tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, LMO sindacato di base e Terra Jonica, che rilancia e approfondisce quanto anticipato ieri, mettendo nero su bianco una lettura drastica della realtà tarantina.
Secondo i firmatari, a Taranto la politica ha rinunciato a scegliere, sacrificando nel tempo lavoro, salute e verità. La narrazione della riconversione industriale e della decarbonizzazione viene definita illusoria, mentre gli impianti, indicati come obsoleti e privi di manutenzione adeguata, continuerebbero a operare trasformandosi in un pericolo costante per i lavoratori.
Nel mirino finiscono anche i sindacati confederali e l’USB, accusati di sostenere ipotesi di risanamento e transizione che, secondo le associazioni, non troveranno mai realizzazione concreta, continuando però a parlare a nome di una città descritta come stremata da promesse mancate, malattie e lutti.
Il documento richiama numeri definiti allarmanti sul piano sanitario. Viene evidenziata una incidenza dei tumori superiore alla media regionale, con effetti rilevanti su apparato cardiovascolare, polmoni e reni. Particolare attenzione è posta sull’aumento delle patologie neurodegenerative negli anziani, collegato a esposizioni prolungate a sostanze neurotossiche di origine industriale.
A sostegno di queste affermazioni viene citato Roberto Lucchini, che in una intervista dello scorso novembre avrebbe confermato il legame tra inquinamento industriale e danni neurologici, sulla base di studi condotti a Taranto e in altri territori industriali. Lo stesso studioso avrebbe ribadito i risultati di una ricerca su 600 bambini tra i 6 e i 15 anni, presentata nel 2023, evidenziando come le esposizioni ai metalli pesanti fin dalla gravidanza producano effetti permanenti sullo sviluppo.
Secondo il documento, nei quartieri Paolo VI, Tamburi e Città Vecchia Borgo si registrerebbero deficit cognitivi fino a 16 punti in meno, con disturbi dell’apprendimento, maggiore irritabilità e difficoltà di attenzione. Viene citato il caso della scuola Giusti ai Tamburi, dove 120 alunni su 800 sarebbero portatori di disabilità. Preoccupanti anche i dati sui disturbi dello spettro autistico, indicati come fino al 50% in più rispetto alla media provinciale.
Ampio spazio è dedicato alle condizioni di lavoro. I firmatari richiamano i dati INAIL, secondo cui tra 2005 e 2024 sarebbero stati riconosciuti 2.035 casi di malattie professionali tra i lavoratori dell’ex ILVA. Di questi, 934 tumori, con 691 decessi. Nello stesso periodo risultano 13.728 infortuni denunciati, di cui 12.341 riconosciuti.
Dal sequestro degli impianti nel 2012 si contano 10 morti sul lavoro, mentre dagli anni 2000 i decessi complessivi sarebbero circa 40. Una media indicata come quasi 2 infortuni al giorno per 20 anni. Il 2026 si è aperto con un nuovo incidente mortale: un lavoratore di 47 anni, dipendente diretto di Acciaierie d’Italia, sposato e padre di un bambino di 3 anni.
Le associazioni denunciano carenze strutturali nelle misure di sicurezza, giudicate incompatibili con un Paese civile, e accusano la politica di limitarsi a dichiarazioni di cordoglio senza interventi concreti.
Il documento si chiude con l’annuncio di una manifestazione pubblica fissata per il 30 gennaio, a partire dalle ore 9, davanti al Palazzo di Città, in piazza Castello, a Taranto. L’invito è rivolto a tutti i cittadini che intendano prendere posizione su una vicenda definita non più rinviabile.
Per i firmatari, a Taranto l’omissione non è silenzio, ma una forma di potere che produce conseguenze concrete. Una denuncia che trasforma il disagio sociale e sanitario in una chiamata diretta alla mobilitazione collettiva.
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