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Taranto

Ex Ilva, dopo la morte dell’operaio la produzione va avanti: la denuncia di VeraLeaks

Luciano Manna accusa l’azienda di non aver fermato gli impianti dopo l’incidente mortale in Acciaieria 2. “Si continua a colare acciaio come se nulla fosse accaduto”

L'ex Ilva ora Arcelor Mittal

L'ex Ilva - archivio

TARANTO - A poche ore dall’incidente mortale che ha provocato la morte di un operaio nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva, la produzione non si sarebbe fermata. A denunciarlo è Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, che punta l’attenzione su quanto sarebbe accaduto nella mattinata successiva alla tragedia.

Secondo quanto riferito da Manna, alle ore 11, nonostante il decesso di un lavoratore e la proclamazione dello sciopero immediato di 24 ore da parte delle organizzazioni sindacali, nella colata continua numero 2 la produzione sarebbe proseguita regolarmente. L’acciaio, sempre secondo la denuncia, veniva colato attraverso una siviera proveniente proprio dal reparto Acc2, lo stesso in cui poche ore prima un operaio aveva perso la vita.

Si continuava a colare acciaio come se non fosse successo nulla”, afferma Manna, parlando di una situazione che solleva interrogativi profondi sul valore attribuito alla sicurezza e alla vita dei lavoratori all’interno dello stabilimento.

Nel suo intervento, il fondatore di VeraLeaks allarga il ragionamento al significato stesso dell’attività industriale dell’ex Ilva di Taranto. “Cosa è diventata questa fabbrica e quanto valgono le vite dei lavoratori di fronte a numeri insignificanti di produttività e a perdite economiche enormi per lo Stato”, si chiede, denunciando una distanza sempre più marcata tra produzione e tutela delle persone.

Manna arriva a chiedere una fermata totale dell’impianto, sostenendo che l’attuale modello produttivo non avrebbe più ragione di esistere. Nel mirino finiscono anche le risorse pubbliche impiegate negli anni. “I miliardi di euro spesi avrebbero potuto garantire un futuro agli operai”, afferma, invocando un piano straordinario del Governo che accompagni i lavoratori verso un’uscita tutelata dal ciclo produttivo.

La dichiarazione si conclude con un appello diretto alle istituzioni: “Fermate questa fabbrica che produce malattie e morte, restituite dignità ai lavoratori e liberate Taranto da questo mostro”. Parole dure che arrivano mentre restano aperte le indagini sull’incidente mortale e mentre il tema della sicurezza sul lavoro torna con forza al centro del dibattito nazionale.

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