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Taranto
12 Gennaio 2026 - 10:16
Operai dell'ex Ilva (foto d'archivio)
TARANTO – Dopo l’incidente mortale avvenuto nello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, arriva la prima, durissima reazione sindacale. Le segreterie di FIM, FIOM e UILM hanno proclamato uno sciopero immediato di 24 ore, con effetto da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo, secondo le articolazioni territoriali.
La decisione è stata assunta in seguito alla morte di un lavoratore rimasto vittima dell’incidente verificatosi nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ionico. Le organizzazioni sindacali sottolineano che la protesta scatta in attesa di conoscere nel dettaglio la dinamica dell’accaduto, mentre sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti.
Nel comunicato, Fim, Fiom e Uilm esprimono inoltre cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore, sottolineando come tutti i dipendenti dell’ex Ilva e dell’intero comparto metalmeccanico si stringano attorno ai familiari in questo momento di dolore.
Lo sciopero rappresenta un segnale immediato di protesta e di attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, tornato drammaticamente al centro del dibattito dopo l’ennesima vittima sul lavoro nello stabilimento di Taranto.
Anche il sindacato Usb nazionale proclama 24 ore di sciopero sin da subito in tutti i siti produttivi di Acciaierie d’Italia. La decisione è conseguenza diretta dell'incidente mortale avvenuto questa mattina nello stabilimento di Taranto in Acciaieria 2.
Ferdinando Uliano, Segretario Generale FIM-CISL e Valerio d’Alò segretario nazionale FIM-CISL: "Quanto accaduto oggi all’Ilva è un fatto di una gravità estrema che non può e non deve essere archiviato come una tragica fatalità. Da tempo denunciamo la necessità di una maggiore attenzione e di investimenti strutturali sulle manutenzioni e sulla messa in sicurezza degli impianti. Le risorse destinate alla sola gestione ordinaria non sono sufficienti: è indispensabile rafforzare in modo significativo e continuativo gli interventi di manutenzione per prevenire situazioni che mettono seriamente a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori. La definizione di un assetto proprietario stabile è una condizione indispensabile per una migliore pianificazione degli investimenti, sia sul fronte della prevenzione e della sicurezza, sia per il rilancio complessivo degli impianti siderurgici. Per queste ragioni, la nostra richiesta di riaprire con urgenza il tavolo a Palazzo Chigi è oggi ancora più necessaria e non più rinviabile. Auspichiamo che il Governo dia a questa richiesta un riscontro immediato e concreto. Per quanto ci riguarda, la presenza dello Stato deve rappresentare una garanzia aggiuntiva e reale sul piano della prevenzione del rischio infortuni e, al tempo stesso, l’unica strada possibile per assicurare un futuro industriale e occupazionale allo stabilimento. Alla famiglia del lavoratore va il nostro più profondo cordoglio e la nostra piena vicinanza in questo momento di dolore".
Cominciano ad arrivare anche le reazioni del mondo politico a questa ennesima tragedia che ha sconvolto Taranto.
Tra i primi a sottolineare il dolore per quanto avvenuto è il Governatore pugliese Antonio Decaro: “Il mio cordoglio più sincero va alla famiglia del lavoratore e a tutti i colleghi che in queste ore piangono la morte di Claudio Salamida. Il dolore merita tutto il nostro rispetto e lo sciopero annunciato dai sindacati è sacrosanto. Ma il cordoglio non basta. Chiedo con forza che si metta immediatamente in campo un piano straordinario di manutenzione e risanamento che garantisca la sicurezza di tutti i lavoratori e avvii con decisione il percorso di decarbonizzazione. In queste condizioni l’acciaieria non ha futuro. Oggi, davanti all'ennesima tragedia, ogni parola rischia di essere superflua. Chi deve indagare lo farà e fin da ora esprimo massima fiducia negli inquirenti. Ma non possiamo derubricare quanto accaduto a un caso isolato. Chiediamo al Governo un intervento immediato, affinché si faccia piena chiarezza sulle condizioni di sicurezza del lavoro e venga data una risposta chiara sul futuro delle acciaierie, che non può prescindere dalla messa in sicurezza degli impianti e dalla tutela dei lavoratori. Così non è più possibile andare avanti”, conclude il Decaro.
Il sindaco di Taranto Piero Bitetti esprime il suo cordoglio per la morte dell'operaio ex Ilva
Il Presidente del Consiglio Comunale Gianni liviano: "La notizia della morte di un lavoratore dell’Ilva, un uomo di 47 anni, colpisce profondamente la nostra comunità. A nome del Consiglio Comunale tutto esprimo il più sincero cordoglio e la più sentita vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. In questo momento di dolore, ogni parola deve essere misurata e rispettosa della sofferenza che accompagna una perdita così grave. Il lavoro non può e non deve mai diventare causa di morte. Questo pensiero, oggi, interpella tutti e impone silenzio, responsabilità e rispetto. Il Consiglio Comunale si stringe alla famiglia della vittima e alla comunità dei lavoratori, condividendone il lutto".
«La morte dell’operaio nello stabilimento Acciaierie d’Italia – ex Ilva di Taranto è una tragedia che lascia sgomenti e richiama tutti a un forte senso di responsabilità». Lo afferma l’eurodeputato Michele Picaro (Fratelli d’Italia – ECR), intervenendo sull’incidente mortale avvenuto questa mattina. «Esprimo il mio più sentito cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia della vittima, ai colleghi di lavoro e all’intera comunità tarantina. La tutela della vita e della sicurezza nei luoghi di lavoro deve restare una priorità assoluta, come dimostra l’impegno costante del Governo guidato da Giorgia Meloni nel rafforzare prevenzione, controlli e cultura della sicurezza. Ora è il momento del rispetto e della verità – conclude Picaro – perché fare piena luce su quanto accaduto è un dovere verso la vittima e verso tutti i lavoratori».
Il segretario provinciale del Partito socialista italiano di Taranto Paolo Castronovi: "La sicurezza sul lavoro non può essere un optional. Le conseguenze di un sistema produttivo obsoleto e senza i dovuti accorgimenti in termini di sicurezza sul lavoro sono inimmaginabili ed oggi piangiamo un altra giovane vita sacrificata sull’altare del profitto. Vi è la necessità ormai inderogabile di capire cosa ne deve essere di quella fabbrica. Se il governo ha deciso di chiudere lo faccia e presto assumendosene le responsabilità. Se viceversa deve restare produttivo il primo obiettivo deve essere la sicurezza la salute e la salvaguardia dei lavoratori impiegati e della cittadinanza. L’incertezza del governo ha prodotto un’altra vittima, l’ennesima e questo territorio non lo deve più permettere. La segreteria provinciale si stringe, esprimendo il proprio cordoglio, ai familiari di questa giovane vita spezzata e continuerà ad essere accanto ai lavoratori ed alle loro lotte".
Il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni: "Una strage senza fine che non accenna a fermarsi. Il 2026 si apre all’insegna delle morti sul lavoro con cinque vittime in una settima. E questa mattina ha perso la vita un operaio all’ex Ilva di Taranto. In Senato proprio in queste ore stiamo discutendo di un decreto del governo che riguarda l’ex Ilva. L’ennesimo decreto che destina risorse alla sola gestione ordinaria e non rafforza gli interventi di manutenzione per prevenire il rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. A Taranto occorre mettere in campo un piano di risanamento che garantisca innanzitutto la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Un piano che avvii il percorso di decarbonizzazione e. Sia fatta piena luce per chiarire la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità. Siamo vicini alla famiglia dell’operaio, a cui vanno le nostre più sentite condoglianze. Morire sul luogo di lavoro non è una tragica fatalità, è frutto di scelte sbagliate, norme ignorate, procedure di sicurezza non applicate, mancanza di controlli, prosegue Magni. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata solo un costo per le aziende, ma un obbligo per Stato e imprese e un diritto per i lavoratori. Gli interventi legislativi messi in campo dalla ministra Calderone non sono sufficienti. Il governo è stato a dir poco timido, più attento a non andare in rotta di collisione con il mondo datoriale che a risolvere il problema degli incidenti e delle morti sul lavoro. Sosteniamo lo sciopero immediato convocato da Fim, Fiom e Uilm, servono risposte e soluzioni concrete per il lavoro e la sicurezza. Il futuro dell’ex Ilva passa anche dalla messa in sicurezza degli impianti e dalla tutela dei lavoratori".
Anche Rosa D’Amato, Commissaria Regionale EV/ AVS e Maurizio Baccaro, Segretario Provinciale SI/AVS hanno fatto sentire la loro voce: "Non possiamo più accettare che la morte di un operaio venga archiviata come un semplice incidente sul lavoro. Quanto accaduto questa mattina nello stabilimento ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia, dove ha perso la vita Claudio Salamida, non può essere ricondotto alla fatalità o all’imprevedibilità. Quando un’azienda non garantisce la sicurezza delle grate sulle quali gli operai devono camminare per svolgere il loro lavoro, secondo noi si deve parlare di omicidio sul lavoro. Quando un lavoratore muore a causa del cedimento di una griglia su cui era costretto a camminare per svolgere le proprie mansioni, siamo di fronte a una gravissima e colpevole violazione delle condizioni di sicurezza, che impone di interrogarsi sulle responsabilità, sulle manutenzioni e sui controlli effettuati o non effettuati nel tempo. Continuare a parlare di “incidenti” rischia di normalizzare l’inaccettabile. Qui emerge un sistema produttivo in cui la sicurezza viene troppo spesso sacrificata e in cui lavoratrici e lavoratori continuano a operare in ambienti vetusti, pericolosi e strutturalmente inadeguati». Alle parole di cordoglio che in queste ore verranno pronunciate devono seguire scelte politiche chiare e verificabili: controlli stringenti e trasparenti sulla manutenzione degli impianti industriali, nessuna zona grigia nelle responsabilità, sanzioni severe ed economicamente incisive per chi mantiene strutture non idonee nei luoghi di lavoro, e l’avvio di una vera riconversione che parta dalla fine dell’area a caldo. La Magistratura accerti con rigore tutte le responsabilità, a ogni livello, e che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Nessuna indagine potrà restituire Claudio Salamida alla sua famiglia, alla quale va il nostro più sincero cordoglio, ma è dovere delle istituzioni impedire che queste tragedie continuino a ripetersi».
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Testata: Buonasera
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