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L'intervento
12 Gennaio 2026 - 09:49
Emiliano Messina
TARANTO - Pronto soccorso sovraffollati, sistema di emergenza in affanno e una sanità territoriale giudicata insufficiente. È un quadro critico quello delineato da Emiliano Messina, responsabile Sanità dell’Unione di Centro in Puglia, che interviene sulla situazione della sanità nella provincia di Taranto parlando di una crisi ormai strutturale.
Secondo Messina, la gestione della sanità pugliese negli ultimi anni ha mostrato limiti evidenti, ma la provincia ionica sarebbe stata quella maggiormente penalizzata rispetto al resto del territorio regionale. “Taranto ha sempre pagato scelte al ribasso imposte da Bari”, afferma, sottolineando come queste decisioni abbiano avuto ricadute pesanti sia sui pazienti sia sugli operatori sanitari.
Nel mirino finiscono in particolare i Pronto soccorso e il Sistema 118, considerati i punti più fragili dell’assistenza sanitaria jonica. Messina richiama tre elementi emersi di recente: le difficoltà denunciate dagli operatori dei pronto soccorso di Taranto e Martina Franca a fronte di un sovraffollamento crescente, la proposta di attivare un secondo pronto soccorso all’ospedale Moscati o una struttura dedicata ai pazienti oncologici, e infine le segnalazioni sulla grave carenza di personale medico, aggravata dal picco influenzale di queste settimane.
“L’intasamento dei pronto soccorso non è un caso”, spiega il responsabile sanitario dell’UDC, che individua la causa principale nella mancanza di una medicina territoriale realmente operativa. A Taranto, sostiene, non esistono presidi di assistenza organizzati e funzionanti 24 ore su 24 in grado di garantire le cure primarie quando gli studi dei medici di famiglia sono chiusi. Una lacuna che spinge inevitabilmente i cittadini a rivolgersi agli ospedali anche per problemi non urgenti.
Altro nodo centrale è quello del personale del 118. “Oggi ci sono solo 13 medici su 75 previsti in organico”, evidenzia Emiliano Messina, ricordando che su Taranto e provincia insistono 1 centrale operativa, 3 punti di primo intervento e 35 postazioni da garantire in regime h24. Numeri che, a suo giudizio, rendono impossibile qualsiasi filtro efficace tra i pazienti e le strutture ospedaliere.
In queste condizioni, il 118 non riesce a svolgere il ruolo per cui è stato concepito. “Dovrebbe intervenire sul posto ed evitare, quando possibile, l’ospedalizzazione”, osserva Messina, ma l’assenza di medici costringe spesso a inviare mezzi con a bordo solo infermieri e soccorritori. Colmare questa carenza, aggiunge, consentirebbe di ridurre in modo significativo gli accessi impropri ai pronto soccorso e di alleggerirne la pressione.
Quanto all’ipotesi di un secondo pronto soccorso a Taranto, il responsabile Sanità dell’UDC richiama i vincoli normativi. In base al decreto ministeriale n. 70, spiega, un pronto soccorso può essere attivato solo se supportato da un ospedale di base dotato di Medicina, Chirurgia e Ortopedia. Questo significa che solo con l’entrata in funzione del nuovo ospedale si potrà pensare a una seconda struttura di base, individuabile nell’attuale SS. Annunziata o nel San Giuseppe Moscati.
Anche la proposta di un Pronto soccorso oncologico viene valutata con cautela. Messina chiarisce che si tratterebbe di una struttura rivolta esclusivamente ai pazienti oncologici e che, da sola, non risolverebbe il problema del sovraffollamento generale. “Può avere senso solo come terzo centro, affiancato ad altri due pronto soccorso”, precisa.
La conclusione è un appello a scelte politiche nette. L’UDC chiede il potenziamento immediato della medicina territoriale con presidi h24 realmente funzionanti, il completamento urgente dell’organico medico del 118, un piano straordinario per il personale dei pronto soccorso e una programmazione seria della rete ospedaliera jonica. “Taranto non può continuare a essere la provincia più trascurata sul piano sanitario”, conclude Messina, annunciando una battaglia politica “senza ambiguità e senza compromessi” su questi obiettivi.
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