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Bari
09 Gennaio 2026 - 07:34
Agricoltura
BARI - I ribaltamenti dei trattori e gli incidenti mortali per schiacciamento continuano a rappresentare una delle emergenze più gravi nelle campagne pugliesi. Secondo l’analisi diffusa da Coldiretti Puglia sui dati INAIL relativi al periodo gennaio-ottobre 2025, gli infortuni sono aumentati dell’1,4%, con 27 casi in più e 2 vittime mortali aggiuntive rispetto all’anno precedente.
Un quadro che ha spinto a un deciso rafforzamento delle risorse destinate alla sicurezza. Con il bando Isi, i fondi per l’acquisto di nuovi mezzi agricoli passano da 90 a 248 milioni di euro, triplicando lo stanziamento per consentire alle imprese di dotarsi di trattori equipaggiati con i più moderni sistemi di protezione.
Parallelamente, grazie al coordinamento tra Masaf, Inail, Ismea e Crea, è previsto un piano di adeguamento dei trattori più datati ancora in circolazione. Gli interventi di ammodernamento dei mezzi agricoli e forestali saranno sostenuti con 10 milioni di euro provenienti dal bilancio Inail 2025. Le risorse sono rivolte alle micro, piccole e medie imprese dei settori agricolo, agroindustriale, agromeccanico e agroalimentare, una platea stimata in oltre 5.000 aziende, che costituiscono la spina dorsale del comparto e che incontrano maggiori difficoltà ad affrontare i costi degli adeguamenti.
“La sicurezza non può essere ridotta a una questione tecnologica”, sottolinea Romano Magrini, responsabile lavoro di Coldiretti. “Senza una reale consapevolezza del rischio non esiste una prevenzione efficace. La sicurezza è prima di tutto cultura, deve partire dalla scuola, entrare nei luoghi di lavoro e coinvolgere l’intera società”.
In agricoltura, evidenzia Coldiretti Puglia, le criticità risultano amplificate da una serie di fattori strutturali. L’età media elevata degli operatori, la vetustà dei macchinari, la morfologia complessa dei terreni e l’autonomia gestionale tipica delle imprese agricole contribuiscono ad aumentare il rischio, soprattutto degli eventi più gravi.
“I fatti di cronaca lo dimostrano ogni giorno”, prosegue Magrini. “Ribaltamenti sui pendii, guasti meccanici, cadute durante lavorazioni svolte in solitudine. La tecnologia può aiutare, ma non potrà mai sostituire preparazione, formazione e attenzione quotidiana”. Il dirigente ricorda inoltre che negli ultimi anni gli investimenti nella formazione hanno contribuito a ridurre il numero complessivo degli infortuni, anche se restano ampie aree di vulnerabilità.
Particolarmente esposti risultano i lavoratori dipendenti, soprattutto quelli a tempo determinato e stranieri, che spesso non riescono ad accedere a percorsi formativi adeguati nei brevi periodi di impiego. Da qui l’esigenza, ribadita da Coldiretti, di rafforzare informazione e formazione come strumenti centrali di un cambiamento strutturale, capace di andare oltre il mero adempimento normativo.
Sul fronte della prevenzione, Coldiretti è impegnata da tempo con piani formativi per RSPP, corsi aziendali sull’uso sicuro dei macchinari, consulenze per la valutazione dei rischi e campagne informative diffuse sul territorio. Tuttavia, avverte Magrini, “serve un salto di qualità”. È necessario rafforzare la collaborazione tra enti pubblici, associazioni datoriali, sindacati ed enti bilaterali. I bandi Inail per il rinnovo dei macchinari rappresentano uno strumento fondamentale, ma devono diventare più accessibili. Anche l’impegno degli enti bilaterali, come l’EBAN e le EBAT, non è ancora sufficiente da solo a colmare il gap.
Tra le priorità indicate c’è una maggiore attenzione alle imprese agricole a conduzione diretta. La formazione deve essere concreta, realmente fruibile e continua nel tempo. Servono inoltre strategie di comunicazione strutturali e non limitate alle fasi emergenziali, insieme alla rimozione di vincoli normativi come il de minimis, che oggi limita l’utilizzo dei fondi interprofessionali per la formazione obbligatoria in agricoltura.
“Se vogliamo davvero salvare vite, dobbiamo rimettere la sicurezza sul lavoro al centro di un nuovo patto educativo, economico e sociale”, conclude Magrini, richiamando la necessità di un impegno costante su informazione e formazione. L’innovazione tecnologica resta una leva decisiva, ma senza consapevolezza e prevenzione il rischio nei campi continuerà a rimanere troppo alto.
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