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Taranto
07 Gennaio 2026 - 09:52
La protesta degli ex Isolaverde davanti alla Prefettura - archivio
TARANTO – È Cobas Lavoro Privato / Confederazione Cobas a promuovere il nuovo presidio dei lavoratori ex Isolaverde, in programma venerdì 9 gennaio a partire dalle ore 9.30 davanti alla Prefettura di Taranto. Una mobilitazione che nasce da uno stato di esasperazione ormai diffuso, dopo l’ennesima delusione arrivata con la legge di bilancio nazionale, nella quale non sono passati gli emendamenti destinati a garantire ulteriori ammortizzatori sociali.
Secondo quanto denunciato dal sindacato, i lavoratori sono senza reddito dal maggio 2025, al termine di un percorso segnato da anni di precarietà, periodi di Naspi e lunghi vuoti occupazionali. Una condizione che si è aggravata nonostante la previsione del rientro al lavoro nell’ambito del progetto Green Belt, finanziato con risorse del JTF (il Just transition fund), la cui procedura risulta ancora in corso e ben lontana dalla conclusione.
Già prima della scadenza degli ammortizzatori dello scorso anno, riferisce Cobas, era stata coinvolta la Task Force regionale per l’impiego per individuare una soluzione temporanea che accompagnasse i lavoratori fino al rientro effettivo. In quella fase erano stati interessati anche i parlamentari jonici, che in più incontri istituzionali e durante i presidi avevano assunto l’impegno di presentare emendamenti a decreti d’urgenza.
Una soluzione che il sindacato definisce immediatamente praticabile e a costo zero per il Governo, poiché le risorse sarebbero state garantite dalla Regione Puglia. Tuttavia, quelle promesse, secondo quanto ricostruito, non hanno trovato riscontro concreto. Dopo mesi di attesa, l’ultima assicurazione riguardava l’inserimento degli emendamenti nella recente legge di bilancio, ma anche in questo caso l’esito è stato negativo, con proposte respinte o mai presentate.
Alla luce di questo scenario, Cobas annuncia che al presidio di venerdì sono stati invitati i parlamentari del territorio, chiamati a fornire spiegazioni dirette ai lavoratori per quello che viene definito un grave lassismo istituzionale. Al centro della vertenza ci sono 73 famiglie, oggi prive di qualsiasi sostegno economico.
Il sindacato chiarisce che la protesta non si fermerà. Continuare a vivere senza reddito, sottolinea Cobas, significa essere spinti in una condizione di miseria totale, in un territorio che continua a sopportare pesanti sacrifici sul piano sociale e occupazionale. La mobilitazione andrà avanti fino a quando non arriveranno risposte concrete e immediate.
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