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Taranto

Torturata dopo il rifiuto di prostituirsi, il giudice: "Personalità violenta, l'uomo resti in carcere"

La donna liberata a Capodanno in un casolare del rione Salinella. Il gip dispone il carcere per sequestro di persona e altri gravi reati

La Polizia di Stato di Taranto

La Polizia di Stato di Taranto

TARANTO -Con il trascorrere delle ore è stato possibile acquisire ulteriori particolari sulla orribile vicenda di cui Taranto è stata teatro nei giorni scorsi con una donna che per giorni è rimasta prigioniera in un casolare abbandonato, senza acqua né possibilità di chiedere aiuto, dopo aver rifiutato di prostituirsi.

Si tratta di una donna italiana che è stata segregata e maltrattata in un edificio fatiscente del rione Salinella. Per quei fatti è stato arrestato un 19enne originario del Gambia (le prime notizie parlavano di un 29enne).

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la prigionia sarebbe iniziata il 29 dicembre. Il giovane le avrebbe sottratto il telefono cellulare, l’avrebbe bendata, spogliata e immobilizzata a una sedia con lacci e nastro adesivo stretti a polsi e caviglie, riducendola in una condizione di totale soggezione fisica e psicologica. La detenzione si è conclusa solo nella mattinata di Capodanno, quando le urla della donna sono riuscite a superare le mura del complesso dismesso.

A dare l’allarme è stata una guardia giurata. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, che hanno trovato la vittima stremata dal freddo, in forte stato di agitazione e incapace di muoversi autonomamente. Per metterla in salvo è stato necessario aiutarla a scavalcare una cancellata che delimitava l’area.

Poco dopo è scattato l’arresto del 19enne, rintracciato nelle immediate vicinanze del casolare. Durante gli accertamenti è stato trovato in possesso di una chiave compatibile con una delle porte dell’edificio in cui la donna era stata segregata. All’interno della struttura gli agenti hanno rinvenuto corde, una cintura, armi da taglio e il telefono cellulare della vittima, completamente scarico, oggetti indicati come strumenti di costrizione e violenza.

L’attività investigativa ha delineato uno scenario compatibile con una detenzione protratta per più giorni. La donna ha raccontato di essere stata più volte minacciata e picchiata, di essere rimasta legata a lungo e di aver udito anche le voci di altri uomini mentre era bendata. Ha inoltre riferito che le condotte persecutorie sarebbero iniziate nel marzo dello scorso anno.

Tra gli episodi più gravi, anche ustioni alle dita provocate con una lama arroventata, riscontrate dal personale sanitario nel corso della visita medico-legale. Le accuse contestate al 19enne comprendono sequestro di persona, stalking, lesioni aggravate e tentata violenza sessuale.

L’indagato è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano, davanti al quale ha negato ogni addebito. Il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, evidenziando la gravità delle condotte e il concreto rischio di reiterazione dei reati.

Secondo gli investigatori, quanto emerso non avrebbe carattere episodico, ma sarebbe espressione di una personalità violenta e incline alla sopraffazione di soggetti fragili. Valutate le esigenze cautelari e il pericolo di pressioni sulla persona offesa, il carcere è stato ritenuto l’unico strumento idoneo a interrompere una spirale di violenze maturata in un contesto di degrado e isolamento, spezzata solo quando quella richiesta di aiuto è riuscita a farsi sentire all’esterno.

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