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Bari
10 Novembre 2025 - 06:40
Il Patriarca, l'ulivo di 3mila anni
BARI - La Puglia è una delle regioni più ricche d’Italia in fatto di biodiversità arborea. Sono 252 gli alberi monumentali censiti nell’albo verde nazionale, veri e propri colossi della natura che, in alcuni casi, raggiungono i 40 metri di altezza e oltre 800 centimetri di circonferenza. Ma dietro la bellezza di questo patrimonio naturale, si nasconde la minaccia crescente della Xylella fastidiosa, il batterio killer che continua a colpire la Piana degli Ulivi Monumentali, compromettendo un patrimonio irripetibile.
A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, in occasione dell’aggiornamento dell’Elenco nazionale degli alberi monumentali curato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf). Gli esemplari iscritti si distinguono non solo per la loro imponenza, ma anche per il valore biologico, ecologico, storico e culturale: alberi secolari che rappresentano punti di riferimento nei paesaggi e nelle comunità, veri simboli di identità e memoria collettiva.
Tra le specie più numerose figurano cedri, querce, platani e faggi, mentre per la prima volta entrano nell’elenco l’acero palmato rosso, la camelia e l’anagiride. Nei 88 piccoli comuni della regione si concentra il 21% degli alberi monumentali pugliesi, e quasi la metà, il 47,7%, cresce all’interno di aree protette, a testimonianza di una biodiversità di straordinario valore che include tutte le 10 varietà di quercia presenti in Italia.
Nel cuore della provincia di Taranto, a Martina Franca, all’interno della Riserva Statale delle Murge Orientali, si erge un fragno secolare alto 16 metri, simbolo della Murgia pugliese. È una specie che cresce soltanto in questa zona e nelle vicine terre materane, dove definisce il paesaggio con la sua maestosità.
Spostandosi verso la provincia di Foggia, nel piccolo comune di Volturino, sopravvive una roverella antichissima, una delle ultime superstiti delle antiche foreste dei Monti Dauni. L’albero, rifugio naturale per pipistrelli, uccelli e rettili, si trova lungo il tratturo Lucera–Castel di Sangro, un’antica via della transumanza riconosciuta dall’UNESCO come bene immateriale dell’umanità. Sempre nel Foggiano, ma in contesto urbano, a Rodi Garganico, spicca invece un pino d’Aleppo secolare, che domina una piazza affacciata sul mare e simboleggia la continuità tra natura e tradizione del borgo celebre per i suoi agrumi IGP.
In provincia di Lecce, nel comune di Supersano, si trova la quercia monumentale della masseria di Macrì, un esemplare protagonista per anni di studi e dibattiti botanici. Inizialmente ritenuta una Quercus dalechampii, oggi è stata classificata come ibrido tra Quercus virgiliana e Quercus amplifolia. Alta 19 metri, colpisce per l’ampiezza straordinaria della chioma, che d’estate offre ombra e frescura e in autunno regala uno spettacolo di colori dal rosso spento al giallo e all’arancio.
Ma il cuore pulsante della monumentalità pugliese resta la Piana degli Ulivi Monumentali, dove si stima la presenza di oltre 250 mila esemplari millenari, alcuni dei quali con un’età fino a 3.000 anni e tronchi che superano i 10 metri di circonferenza. Si tratta di un patrimonio unico, candidato al riconoscimento UNESCO, che rappresenta una delle eredità più preziose della storia agricola mediterranea.
Secondo Coldiretti, la sopravvivenza di questi giganti verdi è oggi minacciata dalla diffusione della Xylella, che rischia di cancellare secoli di storia e di lavoro agricolo. Gli ulivi monumentali richiedono cure complesse, potature manuali e rese produttive inferiori rispetto alle piante giovani, ma gli agricoltori continuano a mantenerli in vita con impegno e sacrificio, consapevoli del loro valore identitario e paesaggistico.
Per Coldiretti, l’Albo nazionale degli Alberi Monumentali d’Italia rappresenta un presidio fondamentale di tutela e conoscenza, ma anche uno strumento per rafforzare la cultura del verde, del bello e della memoria storica dei territori. Gli alberi monumentali pugliesi, conclude l’organizzazione, sono la prova vivente di un legame profondo tra uomo, natura e tempo, un patrimonio che merita di essere difeso con la stessa dedizione con cui per secoli è stato custodito.
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