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Brindisi
09 Aprile 2025 - 08:50
Avvocati in aula
BRINDISI - Si stringe il cerchio giudiziario attorno a Christian Candita, il giovane di 24 anni finito sotto processo con l’accusa di aver partecipato all’omicidio volontario di Paolo Stasi, ucciso il 9 novembre 2022 davanti alla propria abitazione di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Nella requisitoria pronunciata dinanzi alla Corte d’Assise, il pubblico ministero Giuseppe De Nozza ha chiesto per Candita la condanna all’ergastolo con isolamento diurno, ritenendo il quadro accusatorio pienamente confermato.
Secondo le indagini coordinate dalla procura brindisina, Candita avrebbe avuto un ruolo determinante nella dinamica dell’agguato, trovandosi alla guida dell’auto utilizzata per raggiungere la casa della vittima. A sparare, secondo la ricostruzione, fu invece Luigi Borraccino, all’epoca dei fatti appena 17enne, già condannato in primo grado a 20 anni di reclusione dal Tribunale per i minorenni con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio.
Alla base del delitto, secondo quanto emerso dall’inchiesta, ci sarebbe stato un debito di 5.000 euro che Paolo Stasi e sua madre, Annunziata D’Errico, avevano contratto nei confronti di Borraccino. I soldi sarebbero serviti a coprire forniture di hashish e marijuana, sostanze che, secondo l’accusa, venivano non solo consumate ma anche confezionate per lo spaccio proprio all’interno dell’abitazione della famiglia Stasi. La droga, però, sarebbe stata pagata solo parzialmente, facendo precipitare i rapporti tra le parti fino al tragico epilogo.
Oltre al procedimento per l'omicidio, resta aperto un altro fronte giudiziario: sia Borraccino che Candita sono infatti imputati in un ulteriore processo per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, insieme ad altri indagati, tra cui la stessa madre di Paolo Stasi. In questo contesto, il pm De Nozza ha chiesto per Candita una pena di 7 anni e mezzo di reclusione, mentre per Borraccino ha invocato una condanna a 10 anni.
Per quanto riguarda Annunziata D’Errico, la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione, pur evidenziando nel corso della requisitoria una presunta responsabilità morale della donna nella drammatica vicenda che ha portato alla morte del figlio. Secondo il magistrato, pur non essendo penalmente responsabile, la sua condotta avrebbe contribuito a creare il contesto nel quale è maturato il delitto.
Il processo davanti alla Corte d’Assise di Brindisi è giunto ormai alle battute finali e nei prossimi giorni si attende la decisione dei giudici, chiamati a pronunciarsi su una storia che ha scosso profondamente la comunità di Francavilla Fontana, travolta da un intreccio di violenza e criminalità legato al traffico di droga.
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