I fatti risalgono al dicembre del 2018, quando l’uomo, difeso dall’avvocato Biagio Palamà, si presentò presso la filiale Unicredit di Casarano, sostenendo di essere il beneficiario di una grande operazione immobiliare internazionale. Per rafforzare la propria versione, mostrò al direttore della banca una copia di un presunto contratto relativo alla gestione di investimenti, annunciando l’arrivo imminente di un assegno multimilionario.
Pochi giorni dopo, presso la stessa filiale, arrivò per raccomandata un assegno dell’importo di 48 milioni di euro, accompagnato da una lettera che appariva intestata a una nota banca d’affari, a conferma – almeno in apparenza – della legittimità dell’operazione.
Vista la cifra considerevole, Unicredit attivò immediatamente i controlli interni, coinvolgendo i propri uffici centrali per verificare l’autenticità del titolo e della documentazione allegata. Gli accertamenti condotti dalla banca confermarono in breve tempo che l’assegno era completamente falso.
A quel punto, l’istituto presentò formale denuncia alle autorità e richiese il sequestro immediato del titolo. Nonostante ciò, l’imprenditore tornò in filiale nei giorni successivi, pretendendo l’accredito della somma o in alternativa la restituzione dell’assegno, respingendo l’evidenza delle verifiche bancarie.
Nel tentativo di dimostrare la bontà del titolo, l’uomo trasmise un ulteriore documento, anch’esso rivelatosi falso in seguito a nuove verifiche. La vicenda ha quindi dato origine a un procedimento penale, nel quale Unicredit è stata rappresentata dagli avvocati Ubaldo Minicuci del Foro di Bologna e Gianfrancesco Palmieri del Foro di Lecce.
Al termine del processo, il giudice ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per i reati di tentata truffa aggravata e falsità materiale in titolo di credito, condannandolo a un anno e tre mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.
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