La fotografia, sbiadita dal tempo, sembra non lasciare spazio a dubbi: la casa che fu di Luigi Viola appare piuttosto diversa dalla Masseria Solito.
Le differenze sembrano piuttosto nette. C’è solo l’arco sulla destra della facciata a dare l’impressione di somiglianza. Il resto, no. Il disegno dei tetti, ad esempio, è completamente diverso. Ma oltre alla fotografia, c’è la testimonianza di chi in quella casa ci ha vissuto a suscitare fondati dubbi sulla corrispondenza tra Masseria Solito e l’abitazione descritta da Cesare Giulio Viola, figlio di Luigi, nel suo Pater.
La casa di Luigi Viola
Gerarda Viola è diretta discendente di Luigi, l’archeologo fondatore del museo archeologico. Cesare Giulio era il fratello di Ettore, nonno di Gerarda e di altri quattro tra fratelli e sorelle, tra cui Caterina che già anni fa raccontò i suoi ricordi sull’abitazione di famiglia. Il papà di Gerarda e Caterina, Luigi anche lui, era il fratello maggiore di Sandro Viola, celebre firma di Repubblica.
Gerarda vive a Roma, d’estate trascorre le sue vacanze a Taranto. Quando esattamente dieci anni fa esplose il caso della Masseria Solito con l’incombente demolizione, decise di andarci a dare un’occhiata. Oggi, a distanza di tempo, ribadisce la sua impressione di allora. Un’impressione avvalorata da quella vecchia fotografia in bianco e nero: «No, la Masseria Solito non era l’abitazione di Luigi Viola, non era la casa dove io ho vissuto da bambina».
«La casa di Luigi Viola e poi di mio nonno Ettore, quella dove io sono nata e dove sono nati mia sorella Caterina e mio fratello, anche lui di nome Ettore - spiega Gerarda - è quella della foto in bianco e nero. Noi abitavamo al piano superiore, sotto c’erano gli affittuari. Quella casa è rimasta in piedi fino ai primi anni ‘60, quando con la famiglia ci trasferimmo in via Margherita. Che io sappia quella casa fu demolita subito dopo per far posto a nuovi palazzi».
C’è un altro particolare, importantissimo, che confermerebbe come la Masseria Solito non sia la storica abitazione di Luigi e Cesare Giulio Viola. «Davanti casa - ricorda sempre Gerarda - c’era la Cripta del Redentore». Siamo dunque in via Terni, a qualche isolato di distanza da via Plateja dove c’è la Masseria Solito.
Ma da cosa può essere nato l’equivoco? «Luigi Viola aveva proprietà piuttosto estese in quella zona. Una parte dei terreni, ad esempio, erano quelli dove poi è sorta la Bestat. La masseria era un complesso di case rurali. La sua, dove siamo nati noi, era l’abitazione principale. Tutto intorno era campagna, il nostro giardino era dove oggi è via Dante. Lì vicino c’erano alcuni villini (quelli dell’attuale via Cagliari, ndr). Poi c’erano gli accampamenti dei contadini stagionali che curavano i vigneti. Mia nonna mi raccontava che la sera facevano festa e ballavano la pizzica. Di giorno passavano i pastori che portavano al pascolo le pecore». Una Taranto rurale che non c’è più.
Gerarda avanza una ipotesi: «È possibile che la Masseria Solito fosse la casa dove viveva Mario, il fratello di Luigi. Lo stesso Cesare Giulio ha vissuto poco a Taranto, visto che trascorse gran parte della sua vita tra Roma e Positano». Questi sono i ricordi, bellissimi, di chi ha vissuto una Taranto che poi ha lasciato il passo alla grande espansione urbanistica degli anni ‘60 e ‘70.
La Masseria Solito, che sia stata o meno l’abitazione di Luigi Viola, resta una testimonianza straordinaria di quella Taranto agreste vinta dall’asfalto e dal cemento. Quella masseria è sopravvissuta, è unica testimone superstite di un’altra città, di un’altra società. Considerazioni che dieci anni fa non fecero capolino nella testa dell’amministrazione di allora. Dieci anni fa la pratica della demolizione, per far posto ad un palazzo di cinque piani, correva veloce negli uffici tecnici del Comune.
Fu una efficace campagna portata avanti da Taranto Sera a riportare l’attenzione di intellettuali e associazioni sul valore storico della Masseria Solito. E proprio gli articoli di allora suscitarono l’intervento della Direzione Regionale per i Beni Culturali, che richiamò all’ordine il Comune e chiamò in causa la stessa Soprintendenza, fino ad allora piuttosto timida sull’argomento.
Sventata la demolizione ecco affacciarsi finalmente il progetto di recupero. Il 31 luglio il sindaco Rinaldo Melucci ha inaugurato il cantiere che trasformerà la Masseria in un centro di cultura: biblioteca e Museo dei tarantini illustri. Una vittoria culturale per una città spesso sprezzante verso la sua storia e la sua memoria.
Enzo Ferrari
Direttore responsabile
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