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12 Giugno 2015 - 05:45
Si inaspriscono i toni sulla vicenda che vede protagonisti, loro malgrado, i quasi duemila lavoratori di Teleperformance.
“E’ inaccettabile e grave il contenuto degli incontri tenutisi ieri tra l’amministratore delegato di Teleperformance, Gabriele Piva, e i lavoratori tarantini”. A denunciarlo sono le rappresentanze sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc.
I rappresentanti dei lavoratori sono ormai dell’idea che “il management aziendale stia lavorando nella direzione del ricatto piuttosto che in quella del dialogo”. Il riferimento è ai contenuti degli incontri di ieri, che non lasciano in effetti molto spazio al confronto.
L’azienda ha fatto sapere di aver scelto la via della societarizzazione, con la creazione di una “bad company” della quale faranno parte i call center di Taranto e Roma, che registrano forti perdite.
Si prevede, per gli operatori, la riduzione dell’orario di lavoro a venti ore settimanali e, nell’ipotesi più grigia, se l’azienda non riuscisse a riequilibrare il bilancio, si aprirebbe un’unica possibilità: quella della vendita dei call center.
Per Taranto si tratta della realtà occupazionale più importante, dopo l’Ilva, e vedere sgretolarsi anche questo fronte sarebbe un disastro. La mancata apertura dell’azienda ai lavoratori “si evince anche dal rifiuto a rilasciare risposte ai quesiti posti dai dipendenti – commentano i rappresentanti dei lavoratori. Una battaglia giocata sui nervi nella quale, come denunciato proprio da alcuni dipendenti, sembrerebbe sia stato detto loro di adeguarsi alla riduzione oraria oppure di cercarsi un altro lavoro”.
Nella nota dei sindacati si legge anche una dura critica alla dirigenza dell’azienda che avrebbe tentato di scaricare tutte le responsabilità sui rappresentanti sindacali.
“Rimandiamo interamente le accuse al mittente, avendo dimostrato, nel tempo, senso di responsabilità nei confronti della tenuta occupazionale e del tessuto produttivo. La dirigenza ha probabilmente dimenticato i sacrifici che fin qui sono stati fatti da tutti i lavoratori. Siamo pronti ad aprire un confronto – concludono i sindacati – che abbia alla base il rispetto delle relazioni industriali e l’applicazione delle norme previste dal CCNL”.
Si attende ora la data del 30 giugno, ovvero la scadenza naturale dell’accordo del 2013, per vedere quali saranno gli sviluppi della vicenda. Da oggi fino a domenica sono previsti scioperi e volantinaggi, nelle ultime due ore di ogni turno. Intanto i parlamentari jonici Donatella Duranti, Ludovico Vico e Vincenza Labriola hanno scritto una lettera al premier Matteo Renzi.
“Riteniamo inaccettabile il comportamento della dirigenza francese, sia dal punto di vista della gestione aziendale sia per quel che riguarda le intenzioni poste in essere, lesive dei diritti dei lavoratori. Le criticità che insistono sulla provincia jonica non consentono il rischio della perdita di anche solo un altro posto di lavoro e impongono una soluzione immediata e definitiva della vertenza in oggetto”.
I parlamentari sollecitano quindi la convocazione di un tavolo nazionale con tutte le parti interessate che affronti la questione in modo costruttivo, anche rivedendo l’attuale normativa, piuttosto carente, che regola l’attività dei call center.
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