L’incrociatore Varyag è stato avvistato nel mar Ionio
L’incrociatore della Marina Militare russa “Varyag”, nave gemella del “Movska” di cui molto si è parlato per l’affondamento nel corso del conflitto in terra ucraina, è stato avvisato a circa duecento miglia da Taranto. Una notizia riportata con grande evidenza da La Repubblica, che ha citato fonti come il sito The Shipyard e ItaMilRadar e il monitoraggio che analisti e ‘fonti aperte’ attuano sulla base di fotografie satellitari. Il Varyag è stato identificato tra Taranto, base principale della Marina Militare, e Santa Maria di Leuca, e nell’ultimo avvistamento è stato segnalato dirigersi verso l’isola greca di Creta.
A seguire l’incrociatore è il caccia “Ammiraglio Tributs”, chiamata a fornire protezione anti-aerea e anti-sottomarini. Il giornale diretto da Maurizio Molinari fa un parallelo tra la «sortita dell’unità più potente nel Mare Jonio, in prossimità della Puglia» e la «flotta del Cremlino in mare per sfidare l’Occidente. Ovunque, dal Baltico al Pacifico nella scorsa settimana sottomarini e fregate hanno preso il largo per mostrare al mondo la volontà russa di portare avanti il confronto con la Nato: un’esibizione di potenza che sembra essersi spinta molto vicina alle coste italiane». Ancora, la firma di Repubblica Gianluca Di Feo sottolinea che «sempre nello Jonio in queste ore si troverebbe anche la portaerei americana “Truman”, ammiraglia dello schieramento occidentale impegnato in questo wargame molto ravvicinato con le navi di Mosca che di fatto ha reso il Mediterraneo il secondo fronte del conflitto in Ucraina. La strategia militare di Mosca sin dai tempi dell’Urss ha considerato Mediterraneo e Mar Nero come parte di un unico quadrante.
E anche oggi qualsiasi soluzione al blocco dei porti ucraini passa dal controllo dello stretto del Bosforo mentre l’Adriatico offre alla “Truman” la rotta più breve per intervenire sulla Crimea con i suoi cacciabombardieri F-18 Hornet. Per questo dallo scorso gennaio nelle nostre acque prosegue questo confronto ad alta tensione. Più volte sottomarini, caccia e fregate di Mosca si sono spinti nel canale di Sicilia e alle soglie del Golfo di Taranto: vanno avanti e indietro dalla base siriana di Tartous, mantenendo nel Mediterraneo una forza di potenza mai vista, con sette navi principali e almeno due sottomarini d’attacco». Incrociatore di classe Slava, il Varyag misura 186,4 metri di lunghezza con un raggio di 20,8 metri e un pescaggio di 8,4 metri, ospita un equipaggio di 505 persone ed è armato con sedici missili anti-nave situati in due lanciamissili da otto situati a centro nave, oltre ad essere dotato di 64 missili terra-aria a lungo raggio S-300F Fort. L’incrocatore dispone anche di cannoni bivalenti AK-130 da 130 mm a doppio attacco situati a prua e sei sistemi di armi ravvicinate AK-630 da 30 mm, due situati a prua in cima alla sovrastruttura e quattro a centro barca su entrambi i lati della sovrastruttura, oltre a due mortai antisommergibili RBU-6000. Come detto, il Varyag è gemello del Movska, il cui affondamento al largo di Odessa è stato un momento tra i più ‘mediatici’ di quella che per la Russia è “l’operazione militare speciale” e, per il resto del mondo, è la guerra in Ucraina.
Un conflitto che ha portato indietro le lancette della Storia, facendo riecheggiare il dualismo Ovest-Est che pareva destinato a restare confinato nel XX secolo. Nel settembre 2004 in un clima internazionale radicalmente diverso - anzi, opposto - il Movska era a Taranto, ormeggiato nella Stazione navale insieme a quattro navi sorelle della flotta del Mar Nero, e cioè il cacciatorpediniere “Smetlivy”, l’unità anfibia “Azov”, il rifornitore di squadra “Bubnov” e il rimorchiatore Sb36. Con loro, una ‘scorta’ decisamente particolare: il Complesso di Danza e Canto del Mar Nero, perchè la missione della piccola flotta con la Stella rossa era più culturale che operativa. Quelli erano i giorni del grande riavvicinamento tra l’Occidente - e la stessa Nato - e la Federazione Russa, con l’allora ambasciatore in Italia Alexey Mekhsov presente a Taranto insieme ai vertici militari russi e italiani, a rimarcare l’importanza dei nuovi rapporti tra gli ex nemici, anche in ragione della lotta al terrorismo. Oggi, la situazione è radicalmente cambiata. Di nuovo. Il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino, ha spiegato nei giorni scorsi che al momento ci sono diciotto navi militari russe nel Mediterraneo, più due sommergibili; nel 2016 ce ne era solo una.
Intanto, nel pomeriggio del 14 giugno a bordo di nave Martinengo, ormeggiata alla Stazione Navale Mar Grande di Taranto, cerimonia di avvicendamento del Comando dell’Operazione Mare Sicuro (Oms) che prevede il dispiegamento di un dispositivo aeronavale atto a garantire attività di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel Mediterraneo centrale e nello Stretto di Sicilia, allo scopo di garantire la libertà di navigazione nell’area. A tale scopo il dispositivo nazionale opera in piena sinergia con i gruppi aeronavali presenti in Mediterraneo sotto egida Nato, Ue ovvero appartenenti a paesi partner. Alla presenza del Comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Aurelio De Carolis, il contrammiraglio Luca Pasquale Esposito cede l’incarico di Comandante Tattico all’ammiraglio di divisione Vincenzo Montanaro.
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