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CONTROVERSO
01 Maggio 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
IL TEMPO SCORRE di LIDIA ZANDEGIACOMO DE LUGAN da Portogruaro - VE
Il tempo m'insegue veloce,
salta l'ordine delle cose.
Un'ombra riflette una sagoma che
sembra curva ma s'intuisce
un'energia latente.
Il tempo scorre fra mille emozioni.
L'ombra ora riflette una posizione
quasi eretta, fiera.
Ho ripreso in mano la mia vita,
quasi superba alzo il mento
e vado avanti, con forza, incontro a ciò
che mi darà la tua assenza.
RECENSIONE
C’è una lotta silenziosa contro l'avanzare dei giorni, una corsa che sembra voler scombinare ogni equilibrio prestabilito. La sensazione non è quella di una subìta passività, ma di una tensione elettrica che attraversa il corpo, trasformando la fatica in una spinta interiore pronta a esplodere proprio quando tutto sembrava remare contro.
Il ritmo della scrittura segue un movimento di risalita, passando da una percezione di pesantezza a una di estrema leggerezza e decisione. Le frasi si accorciano e si caricano di una determinazione che non lascia spazio a ripensamenti, riflettendo un cambiamento fisico che parte dall'interno per manifestarsi in una postura nuova e coraggiosa.
Lidia Zandegiacomo de Lugan descrive questa trasformazione attraverso lo sguardo rivolto a un'immagine riflessa, notando come l'energia latente diventi azione concreta. Versi come quasi superba alzo il mento / e vado avanti dichiarano la volontà di riprendere il controllo del proprio destino, trasformando il vuoto lasciato da un addio in un terreno fertile per una nuova affermazione di sé.
Il cammino prosegue ora con una fierezza che non ha più paura della solitudine o del tempo che incalza. La sagoma che prima appariva stanca trova una stabilità inedita, preparandosi ad accogliere quello che verrà con la forza di chi ha imparato a camminare a testa alta nel silenzio.
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UN VILUPPO DI SOLE, DI STELLE INGUARITE di ANTONIO RUOTOLO da Toritto - BA
Passavamo l’estate in un viluppo di case bianche, di calce,
dove lo iodio del mare baciava gli oleandri sul viale.
Tra le canne del vento cercavamo il soffio dei poeti,
mentre il rintocco dei campanacci svegliava in noi
una festa d’ansia, un’attesa di prodigi.
Eravamo felici, con la faccia piena di sole
e le ginocchia sberciate di vita,
mentre le mani stringevano viole di stelle,
smarrite tra i dirupi e un desiderio d'insieme.
Allora, la vita sapeva di more e di grano maturo,
illusi che tutto durasse in un orizzonte lontano.
Poi i giorni sono volati
come un qualcosa d'acqua che scorre
e la vita, vestita d'affanni, è un brandello d'attesa,
quell'eco d'un qualcosa di noi, disperso nel vento
di un domani che non si conosce.
Ora, queste nuvole sparse
hanno bagnato i sentieri d’allora:
questo vento frondoso scuote quei ricordi
e battono piano, sulla frangia del cuore,
in un qualcosa di stelle inguarite.
E trema la voce dell'alba,
spezzata quando sale il giorno
sul sentiero smarrito.
RECENSIONE
C'è un senso di nostalgia forte in queste righe, come quando si riguarda una vecchia foto e si sente quasi l'odore dell'estate di tanti anni fa. Si respira l'aria di un paese bianco di calce, dove il tempo sembrava fermo e ogni piccola cosa, come il suono di un campanaccio o il profumo del mare, prometteva che sarebbe successo qualcosa di meraviglioso da un momento all'altro.
Attraverso i ricordi di Antonio Ruotolo, si capisce subito che il testo vuole mettere a confronto la spensieratezza di allora con il peso che sentiamo addosso oggi. Non usa parole complicate per spiegare che crescere è un po’ come perdere pezzi per strada, ma preferisce farcelo vedere attraverso gli occhi di quei ragazzi che correvano senza paura di farsi male.
Le immagini sono vive e molto fisiche: si parla di facce scottate dal sole e ginocchia sbucciate, segni di una vita vissuta con energia e senza troppi pensieri. Poi però il ritmo cambia, diventa più lento e un po’ più amaro, perché ci si accorge che quegli anni sono scappati via veloci come l'acqua e ci hanno lasciato con un senso di attesa per un futuro che resta sempre un po' misterioso e sfuggente.
L’autore riesce a farci sentire il rumore dei ricordi che bussano piano, come la pioggia che bagna i sentieri che facevamo da piccoli. È un racconto che sa di more e grano maturo, che parla di quanto fossimo illusi che tutto durasse in un orizzonte lontano, lasciandoci addosso quella strana sensazione di una bellezza che non guarisce mai del tutto.
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Testata: Buonasera
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