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CONTROVERSO
30 Aprile 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
TRANSUMANZA di OTTAVIO ORNAGHI da Inzago - MI
Mi sono fermato.
Ogni dove del campo
un ruminare
di vacche in fiera,
da ogni angolo
fuochi e mandriani,
fiamme in un guizzare
su guance paonazze
là verso la siepe
dove fiorisce il biancospino.
Appartato io
dalla pur effimera
danza d’Ottobre…
e come tante sere
c’era la luna.
RECENSIONE
Tutto sembra fermarsi in un istante preciso, mentre intorno la vita contadina esplode con i suoi rumori e le sue luci. L'atmosfera è quella densa e carica delle fiere d'autunno, dove il calore dei fuochi si mescola all'odore della terra e degli animali in movimento, creando un quadro che sa di antico e di fatica condivisa sotto il cielo aperto.
C’è un contrasto forte tra l’agitazione dei mandriani e il silenzio interiore di chi osserva. Il ritmo scorre come un respiro trattenuto, descrivendo macchie di colore improvvise, come le fiamme in un guizzare / su guance paonazze, che rendono i volti quasi parte del paesaggio infuocato.
Questa visione di Ottavio Ornaghi trasforma un momento di passaggio agricolo in una riflessione privata sulla distanza. Mentre il mondo celebra i suoi riti stagionali, lo sguardo si sposta verso i margini, cercando una zona d’ombra dove la confusione della festa non può arrivare, preferendo il profilo nudo della natura a quello della folla.
Il senso di isolamento diventa una scelta consapevole che separa l'osservatore dal resto della scena. Non è una solitudine triste, ma un modo per rimettersi in connessione con elementi che restano sempre uguali, come quel biancospino o la presenza costante e silenziosa di una luna che sorveglia ogni cosa dall'alto.
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SENTORE DI PRIMAVERA di SIMONA LISI da Strangolagalli - FR
Il profumo di erba tagliata
che ti sorprende in uno sbadiglio
di fine inverno,
una pozzanghera dispettosa,
quel che resta di un ponticello di legno
sgangherato come te,
le voci dei ragazzi di sottofondo,
poi una stradina acciottolata,
tra alberi premurosi,
e chiedersi:
chissà dove porterà?
RECENSIONE
Certi odori arrivano all'improvviso, proprio quando il freddo sembra non voler mollare la presa, e portano con sé un senso di risveglio inaspettato. È una sensazione fisica, simile a un muscolo che si scioglie dopo un lungo sonno, tra oggetti quotidiani che portano i segni del tempo e strade che si aprono verso un orizzonte ancora tutto da scoprire.
L'immagine di un ponticello di legno / sgangherato come te accosta la fragilità delle cose a quella umana, creando un legame immediato tra il paesaggio e chi lo attraversa. Simona Lisi usa un tono colloquiale e diretto per descrivere questa intenzione, trasformando una semplice passeggiata in un momento di confronto con la propria identità e con la voglia di rimettersi in cammino.
Il percorso si snoda tra elementi naturali che sembrano proteggere il passaggio, mentre il rumore della vita che scorre rimane un'eco distante ma rassicurante. Non ci sono grandi eventi, ma piccoli segnali visivi e uditivi che compongono un quadro di attesa, dove anche una pozzanghera o un sentiero di sassi diventano indizi di un cambiamento imminente che coinvolge i sensi e lo spirito.
Tutto il movimento del testo tende verso quella curiosità bambina di chi si trova davanti a una deviazione sconosciuta. La domanda finale non cerca una risposta geografica, ma lascia aperta la possibilità di perdersi per ritrovarsi altrove, in quel punto esatto dove chissà dove porterà? diventa l'unica direzione che conta davvero per chi ha bisogno di un nuovo inizio.
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