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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Impronte" di Gabriella Gammarrota & "L'anello" di Alberto Angelici

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di mercoledì 11 sono:

    IMPRONTE di GABRIELLA GAMMARROTA da Roma

    Sulla soglia dei silenzi
    mi appari...
    all’ombra del confine
    tra terra e mare.
    Quante parole non dette
    impigliate nei tramonti,
    dove il canto dei grilli
    tacitava le cicale assetate di sole.
    Nei giorni muti
    ho ascoltato il vento
    sorvolare le ali spezzate
    dei miei pensieri
    e ho aspettato
    un segnale che,
    del tuo essere stata
    mi desse conferma...
    Ma ho raccolto solo briciole di ricordi
    nelle mie mani nude,
    dove una lucciola spenta
    cercava il suo rifugio
    per gli anni a venire.

    RECENSIONE

    Impronte è una poesia sospesa tra memoria e assenza, dove il ricordo assume la forma fragile di una presenza appena percepibile. Gabriella Gammarrota costruisce un paesaggio emotivo fatto di confini e soglie: tra terra e mare, tra parole dette e silenzi rimasti sospesi. È proprio in questi spazi intermedi che la voce poetica cerca tracce di ciò che è stato, o forse di ciò che avrebbe potuto essere.

    L’immaginario naturale – il tramonto, il canto dei grilli, il vento – diventa il luogo in cui i pensieri trovano eco e risonanza. La natura non è solo sfondo, ma specchio dello stato interiore della poetessa: i “giorni muti” e le “ali spezzate dei pensieri” evocano un tempo di attesa e di interrogazione, in cui il passato continua a riaffiorare senza offrire risposte definitive.

    Particolarmente intensa è l’immagine finale della “lucciola spenta”, simbolo di una luce che ha smesso di brillare ma che conserva ancora il desiderio di un rifugio. In questa immagine si concentra il senso profondo della poesia: la memoria come fragile bagliore che resiste nel buio del tempo.

    Il linguaggio è essenziale, delicato, privo di eccessi retorici, e lascia spazio a un sentimento di malinconica contemplazione. Impronte diventa così una riflessione sul valore delle tracce che restano dentro di noi, anche quando le presenze che le hanno generate sembrano ormai lontane.

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    L'ANELLO di ALBERTO ANGELICI da Bologna

    Al lieve tocco dei piedi
    rispondono i suoi,
    premendo sui miei.

    Sulla coperta
    due mani si cercano,
    scivolando si trovano,
    s'intrecciano.

    Nel buio della notte
    dorme l'anello
    dei corpi.

    RECENSIONE

    La poesia L’anello di Alberto Angelici si distingue per la sua essenzialità e per la capacità di evocare, con pochi versi, un momento di intimità profonda. Il poeta costruisce la scena attraverso gesti minimi: il lieve tocco dei piedi, le mani che si cercano e si intrecciano sulla coperta. Sono immagini semplici, quotidiane, che diventano però simbolo di una comunicazione silenziosa tra due persone.

    Il ritmo breve dei versi accompagna questa delicatezza, quasi a riprodurre il movimento naturale e spontaneo dei corpi che si avvicinano. La notte e il buio non hanno qui una connotazione di solitudine, ma diventano spazio protetto in cui l’unione si compie nella sua dimensione più autentica.

    Particolarmente efficace è l’immagine conclusiva dell’“anello dei corpi”, metafora che racchiude il senso dell’intera poesia: un cerchio di presenza reciproca, un legame che si forma nel silenzio e nella vicinanza fisica. Con uno stile sobrio e misurato, Angelici riesce a trasformare un attimo privato in una piccola rappresentazione universale dell’intimità e della complicità tra due esseri umani.

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