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CONTROVERSO
10 Marzo 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
NON RICORDO ALTRO di DAMIANO LEO da Ceglie Messapica - BR
In quest’alba senza fine
ho aperto gli occhi oltre ogni confine.
Ho aperto gli occhi e il cuore su di te.
Sei qui per sempre, sei qui per me
e non ricordo più nulla, non so
nient’altro dal mondo aspetterò.
Ti amo io, amo te sola;
niente e nessuno più di te mi consola.
Penso di te solamente.
Vivo per te e per più niente.
Non so più delle stelle.
Sei stella tu tra le più belle.
Non ho più nulla.
Non ricordo più nulla.
Io sono altrove, fuori dal mondo,
mi sento in te, nel tuo profondo.
Perduto nel tuo essere interamente,
anima e corpo, sangue e mente.
In ogni palpito tuo mi sento.
Sei nella mia gioia, nel mio tormento.
Mi mescolo con te,
ti perdi ancora in me,
come se di continuo ci tenessimo sulla bocca,
stretti al sole o alla neve che fiocca.
Io ti amo.
Tu mi chiami piano.
Il tuo amore dura da secoli
ed io del cuore conosco i voli.
Ho il sentimento dell’infinito,
toccato il cielo con un dito.
Io ti amo
e tu mi ami.
Io non so altro,
non ricordo altro.
RECENSIONE
Il centro di questi versi è un amore totale, quasi assoluto, che assorbe ogni pensiero e cancella tutto il resto. Il mondo sembra allontanarsi mentre rimane soltanto la presenza dell’altro, come se l’intera realtà si restringesse a un unico sentimento. L’atmosfera è intensa e avvolgente, costruita su un abbandono completo.
“Sei qui per sempre, sei qui per me” e “Non ho più nulla. / Non ricordo più nulla” mostrano con chiarezza questa immersione nell’amore. Il ritmo è semplice e continuo, sostenuto da ripetizioni che rafforzano l’idea di un pensiero fisso. Le immagini restano immediate: le stelle, il cielo toccato con un dito, il sole e la neve che accompagnano il legame dei due amanti.
Damiano Leo sceglie una lingua diretta, fatta di parole essenziali che puntano soprattutto sul sentimento. Il testo procede come una dichiarazione che si rinnova di verso in verso, senza cercare complicazioni, ma lasciando spazio alla forza dell’emozione.
Alla fine resta la sensazione di un amore che diventa quasi un universo chiuso. Tutto il resto sfuma sullo sfondo, mentre rimane soltanto quella voce che continua a dire e a ripetere lo stesso sentimento, come se fosse l’unica verità possibile.
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IL POTERE DI UN SOGNO di LIDIA MENABÒ da Ferrara
Sento nell’aria il Tuo profumo.
Una fresca fragranza
mi rallegra il respiro.
Sei qui,
a pochi passi da me,
abbracciato in una candida
camicia bianca.
Occhi che sembrano dipinti,
mi sorridi, come un bambino.
Ti avvicini,
il Tuo profumo si fa più intenso.
Mi accarezzi il viso,
dandomi un bacio sulla fronte.
Allungo la mano
per prendere la Tua,
per stringerti a me,
ma Tu non ci sei.
Mi sveglio,
il mio braccio teso
verso il nulla,
mentre le lacrime
rigano il mio volto.
Un sogno,
era un sogno,
eppure il Tuo profumo
era reale, non sbaglio.
RECENSIONE
Una presenza amata sembra riempire l’aria in questi versi, come se il ricordo potesse tornare a vivere per qualche istante. L’atmosfera è dolce e malinconica allo stesso tempo: tutto appare vicino, quasi reale, ma basta poco perché quella vicinanza si trasformi in assenza.
Dentro questa scena sospesa si riconosce la voce di Lidia Menabò, che costruisce il testo come un incontro improvviso tra memoria e desiderio. Il sogno diventa lo spazio dove ciò che è perduto può tornare a mostrarsi, anche solo per un momento.
Il ritmo è semplice e lento, accompagnato da immagini delicate: il profumo nell’aria, la camicia bianca, il sorriso lieve. I gesti sono quotidiani e affettuosi, e proprio questa semplicità rende più forte la sensazione di un incontro che sembra vero.
Quando la mano si allunga e trova il vuoto, il sogno si rivela per quello che è. “Allungo la mano / per prendere la Tua” e subito dopo “il mio braccio teso / verso il nulla” raccontano con chiarezza questo passaggio improvviso, lasciando nell’aria solo la traccia di un profumo che sembra ancora reale.
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