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CONTROVERSO
27 Maggio 2024 - 08:00
"Poesia del Giorno" è un'estensione della rubrica settimanale "controVerso" dedicata alla poesia. Nasce per dare spazio alla vostra fantasia e ai vostri versi ispirati dalla quotidianità o dai vostri stati d'animo. Si è quindi deciso di pubblicare, in questo appuntamento giornaliero, le più belle poesie che vorrete inviare.
Chi fosse interessato a vedere un proprio componimento poetico pubblicato nella apposita sezione sul sito web del giornale Buonasera.it e sui canali social della testata, dovrà:
Ogni giorno alle ore 9.00 una poesia, tra quelle più significative, sarà scelta, pubblicata e recensita, esclusivamente online, in questa rubrica.
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La Poesia del Giorno, di lunedì 27 maggio 2024, è:
LA MIA PRIMA PAROLA
di Nicola De Domicis di Monopoli (BA)
C’è l’editore,
che ha l’ultima parola.
C’è il lettore
che ha l’ultimissima parola.
Per ultimo
viene l’autore
che ha la prima parola,
la più fragile,
tremula,
incerta,
scritta e riscritta,
difficile da imbrigliare,
sporca di sogno,
poca cosa.
Ma è la prima.
Di mondi nuovi,
limpida, sboccia
sul bianco neve del foglio.
Per ultimo
viene l’autore
ma resta primo
nella sua stessa parola
di creazione,
come un piccolo dio
a capo chino
su carta e inchiostro.
Per questo io scrivo
a capo chino
su carta e inchiostro,
ma libero per sempre
nella mia prima parola
da piccolo dio
in eterna creazione.
Poca cosa?
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Recensione
La poesia inizia con una dichiarazione sull'importanza dell'editore e del lettore, entrambi identificati con il possesso dell'ultima e ultimissima parola rispettivamente. Questo pone l'autore apparentemente in una posizione marginale, riservandogli solo la "prima parola". Tuttavia, Nicola De Dominicis capovolge questa apparente subordinazione sottolineando la forza intrinseca di questa prima parola: "fragile, tremula, incerta, scritta e riscritta, difficile da imbrigliare, sporca di sogno, poca cosa". La descrizione riflette il processo arduo e delicato della scrittura, dove l'autore lotta per catturare l'essenza del suo pensiero e trasmetterlo su carta.
Nonostante questa fragilità, la prima parola è anche portatrice di una potente carica creativa. Viene paragonata a qualcosa di puro e nuovo, che "sboccia sul bianco neve del foglio". Questo simbolismo della nascita e della purezza mette in risalto il potenziale che ogni parola iniziale possiede, capace di creare mondi nuovi e aprire porte verso l'ignoto.
La poesia ritorna sull'autore, ribadendo la sua posizione "ultima" nel processo editoriale, ma contemporaneamente affermando il suo primato nella creazione. Questa dicotomia sottolinea il paradosso della creazione artistica: l'autore è il primo e il più importante nella genesi dell'opera, ma il suo ruolo viene poi offuscato dal processo editoriale e dall'interazione del lettore.
Il poeta utilizza immagini religiose per descrivere l'autore: "come un piccolo dio a capo chino su carta e inchiostro". Questa metafora conferisce un'aura di sacralità al processo creativo, enfatizzando la connessione profonda tra l'autore e la sua opera. Scrivere diventa un atto di creazione divina, in cui l'autore, anche se piegato sul lavoro fisico della scrittura, raggiunge una forma di libertà eterna attraverso la sua parola.
Il finale della poesia, con la domanda retorica "Poca cosa?", sfida il lettore a riflettere sul vero valore della parola scritta. La "prima parola" potrebbe sembrare insignificante nel grande schema dell'editoria e della ricezione, ma è essa che dà inizio a tutto, che permette la creazione di nuovi mondi e l'espansione dell'immaginazione. Il poeta riesce a trasmettere l'idea che, nonostante le apparenze, l'autore e la sua parola iniziale sono il cuore pulsante di ogni opera letteraria.
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Testata: Buonasera
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