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DRAMMATICO
27 Gennaio 2026 - 06:01
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Credo che sia stato l’angelo della sua mamma a salvarla, quel giorno, in quella notte. Agnese era solo una bambina quando aveva trovato la sua mamma appesa a un filo fatto non di vita ma di morte. Un trauma mai superato, nemmeno dal padre, il quale – dopo essersi trovato solo con una figlia da accudire e da far crescere – aveva preferito legarsi a una bottiglia dal profumo e dal sapore dell’alcol.
La piccola è cresciuta comunque, in qualche maniera. Ha preso diverse strade, alcune giuste e altre sbagliate, o forse utili alla sua esperienza. Un giorno aveva incontrato lui, Tiziano, che l’aveva conquistata con parole belle e con le serate da sballo. Lei aveva circa sedici anni, allora. Lui ne aveva una trentina.
All’inizio della loro frequentazione tutto sembrava una fiaba, ma la strada per il finale pareva dirigersi verso l’inferno e non verso la felicità da costruire insieme. La piccola Agnese ormai era una piccola donna, ma ancora non lo sapeva. Era scivolata troppo in basso con lui, che si era rivelato un narciso in cerca di vittime da sottomettere, piuttosto che un uomo capace di stimare ogni donna, donando valore e rispetto a colei che gli sta accanto. L’aveva trascinata con sé nell’oblio, portandola ad affogare nell’alcol e a pungersi le braccia con la droga.
Forse il dolore che lei aveva provato da bambina era ancora troppo forte da superare. Forse l’inebriarsi con l’eroina le serviva per dimenticare i pensieri, tutta quella sofferenza ormai incisa nella pelle e nell’anima. Forse, dopo la scomparsa della mamma, nessuno le aveva insegnato a prendersi cura di sé stessa. Forse suo padre non aveva più ritrovato sé stesso e, per questo, non era stato in grado di badare alla figlia. Forse, in quel momento, la vita pareva normale così. Perché? Perché il bene non le era stato ancora mostrato.
Finché arrivò quel giorno, in quella notte, nella casa di Tiziano. Agnese e Tiziano si erano ubriacati. Probabilmente – vista la loro amara abitudine – si erano anche punti; questo non lo so con certezza. So solo che avevano litigato per un nonnulla e che, questa volta, lui era esploso in una rabbia più furiosa del solito, non conosciuta agli occhi e alla pelle della giovane. Questa volta, lui l’aveva colpita. Prima con le parole – armi apparentemente silenziose ma più profonde di una lama –, poi con gli schiaffi. Poi l’aveva colpita ancora: con i pugni, con una scarpa, con tutto ciò che gli era capitato fra le mani.
Lei aveva provato a uscire di casa, ad aprire la porta per fuggire, ma questa era chiusa a chiave. Allora aveva preso il telefonino per chiamare qualcuno in cerca di aiuto, ma il cellulare le era stato strappato di mano per essere lanciato contro un mobile, così da farla sentire in trappola. La piccola era spaventata, terrorizzata.
Scrivendo questa testimonianza, mi pare di aver visto tutto quanto, o quasi. Eppure, sono convinta che la sua mamma fosse lì, in quella notte, in quel momento. Per abbracciarla. Per proteggerla. Per liberarla. Agnese è riuscita a scappare sulla strada e a chiamare «aiuto». I vicini di casa, udendo le grida disperate, hanno chiamato subito i soccorsi. Così la piccola donna è stata portata in salvo.
Ci è voluta tanta forza di volontà per stare lontana dal carnefice, perché egli aveva provato e riprovato a riprendersi la stessa preda. E non è stato semplice uscire da certe strade, da tutte quelle dipendenze affettive, dall’alcol e dalla droga. Ci è voluto tanto coraggio. O, forse, sono state indispensabili quelle ali venute dal cielo per indicare ad Agnese una nuova strada, una nuova vita. Perché la vita esiste, anche quando noi non la vediamo.
È passato tanto tempo da questa triste storia. Oggi Agnese è una donna. Sta bene. Ha concluso la scuola per OSS, lavora, è indipendente. E questa vicenda dimostra quanto sia importante avere la forza e la voglia di guardare avanti, qualunque sia stato il proprio passato.
Perché uscire dalle dipendenze si può, ma bisogna prima di tutto rendersi conto di essere forti, non deboli; artefici della propria vita, non succubi; coraggiose, non schiave della paura; guerriere, non vittime; perfette nell’imperfezione. E bisogna anche ricordare che chi ti vuole bene, ti vuole bene e basta. Lo dimostra con le rose, non con gli schiaffi; con le carezze silenziose, non con gli insulti; con la stima, non con la predominanza.
Chi ti vuole bene, semplicemente c’è. Per te. Ma, prima, devi imparare a essere te, con te stessa. A esserci, tu, per te stessa. Poiché l’amore è racchiuso in te. Ed è solo amandoti che potrai incontrare chi ti ama senza catene, per amarvi insieme, in libertà. E per guardare avanti, insieme, con gioia.

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Testata: Buonasera
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