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Giusto tra le Nazioni

Taranto ricorda Palatucci, l’eroe che salvò gli ebrei dalla Shoah. Le foto

Cerimonia in piazza della Vittoria con istituzioni, studenti e forze dell’ordine nel segno della memoria

TARANTO - Commemorazione in città per l’anniversario della morte di Giovanni Palatucci, già questore reggente di Fiume, deportato e morto nel 1945 nel campo di concentramento di Dachau. Medaglia d’Oro al Merito Civile e riconosciuto “Giusto tra le nazioni”, salvò numerosi ebrei italiani e stranieri dalla persecuzione nazista.

Il questore Michele Davide Sinigaglia, alla presenza dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero, delle autorità civili e militari e di delegazioni di studenti, ha deposto una corona di alloro presso la targa commemorativa collocata nel febbraio 2021 in piazza della Vittoria ai piedi dell’ulivo simbolo di pace.

Durante la cerimonia il prefetto Ernesto Liguori ha ricordato la figura del funzionario di polizia definendolo “una figura altissima della Polizia di Stato, protagonista di una storia estremamente importante e positiva, avendo salvato molti ebrei dalla persecuzione nazista”. Il rappresentante del Governo ha sottolineato come la sua vicenda dimostri che nei momenti cruciali le forze dell’ordine seppero stare “dalla parte giusta”, richiamando il valore della memoria della Shoah e dei principi costituzionali di libertà e democrazia da trasmettere ai giovani.

Nel suo intervento Liguori ha inoltre espresso riconoscenza alle forze di polizia per l’impegno quotidiano, facendo riferimento anche al recente assalto al portavalori avvenuto sulla strada Brindisi Lecce.

Il questore Sinigaglia ha evidenziato che “la memoria di questo eroico collega resta un monito per tutti noi”, ricordando come Palatucci sacrificò la propria vita per salvarne altre e indicando nei valori della funzione pubblica il punto di riferimento per l’attività delle forze dell’ordine.

L’arcivescovo Miniero ha definito la sua storia “la vita di un uomo che, in un tempo impossibile, ha aiutato molti a vivere il sogno della libertà”, sottolineando il messaggio di giustizia e attenzione verso il prossimo lasciato dalla sua testimonianza.

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