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Taranto

Piazza Fontana, la voce degli operatori: “Serve un recupero vero, non solo estetico”. Le foto

L’architetto Favatà: interventi coordinati e rispetto dell’opera di Carrino per rilanciare l’Isola

TARANTO - Su piazza Fontana la parola questa volta va a chi la vive veramente, giorno per giorno, ne conosce a fondo le problematiche e spera, forse più di tutti, nel ritorno all’antico splendore.

Ne riferisce l’arch. Giovanbattista Favatà, titolare, assieme alla moglie Cinzia Monfardini, del “Boutique Hotel L’Arcangelo”, uno degli alberghi più apprezzati della città, dove sono solite soggiornare personalità di spicco italiane ed estere. “Per chi giunge dalla stazione o dal cavalcavia o dalle statali per Reggio Calabria o per Bari, come per i tanti crocieristi che ogni anno sbarcano al porto turistico – afferma - piazza Fontana costituisce il vero biglietto da visita della città; ma è come un hotel che, pur con stanze lussuose, non dispone di un’adeguata reception. Ciò farà sì che la struttura ricettiva nella sua interezza venga poco considerata, con gli ospiti che vi si tratterranno lo stretto necessario, portando di essa, alla partenza, un ricordo poco positivo”.

“Da anni attendiamo il recupero della piazza, nella quale insiste la nostra attività per la quale abbiamo effettuato consistenti investimenti ripristinandone la pregevole facciata ottocentesca, posta di fronte al ponte di pietra – aggiunge - Perciò siamo felici che il Comune si stia accingendo alla riqualificazione di questa importante parte della città, caratterizzata oltre che dalla presenza dell’antica Torre dell’Orologio anche dell’opera del grande artista Nicola Carrino, che correttamente rivisitò l’antica fontana facendola divenire centro e cerniera tra la realtà cittadina e quella industriale, a quel tempo vissuta in termini positivi. Non vorremmo che le considerazioni che stanno imperversando su tale importante opera vadano a ritardare considerevolmente l’avvio dei lavori”.

Sull’argomento è molto chiara la posizione dell’arch. Favatà che tra l’altro è specializzato in Restauro Monumentale. “Ritengo – dice - che la fontana di Carrino non debba essere suscettibile di variazioni o trasformazioni, al di là di un semplice ma efficace utilizzo della capacità riflettente dei moduli d’acciaio su cui proiettare luci colorate cangianti assieme a un faro a luce bianca diretto a evidenziare l’intera opera. Tale intervento, per le variazioni cromatiche che andrebbero a realizzarsi, consentirebbe una più appropriata e scenografica lettura della fontana, oltre che della piazza stessa”.

“Io però credo – aggiunge - che nessuno voglia negare il significato storico di quest’opera, anche se oggi non condiviso da molti. Ma questa mancata condivisione certamente non legittima la rivisitazione di quelle architetture che oggi ci parlano in una lingua per noi antica. Mettere le mani sul pregevole intervento del Carrino (l’unico insieme alla Concattedrale di Giò Ponti a rappresentare l’arte contemporanea a Taranto) dal punto di vista storico-artistico, con le dovute proporzioni, equivarrebbe a mettere le mani sulla Fontana di Trevi per attualizzarla, per poi continuare a fare la stessa cosa con tutte le opere che vengono da un passato talvolta remoto, che ci parla di vicende oramai a noi estranee. Come per noi sta diventando il periodo del ‘colosso d’acciaio’. Infatti l’opera d’arte è una testimonianza del suo tempo, sintesi mirabile di visioni politiche, religiose o di trasformazioni sociali, come in una sorta di macchina del tempo che ci permettono di comprendere appieno il senso di passati accadimenti”.

L’arch. Favatà evidenzia che la sola riqualificazione della piazza non è sufficiente per il recupero della vocazione turistica dell’Isola, che ha le potenzialità per divenire un’alternativa economica e lavorativa al polo industriale. “Occorre infatti – dice - anche un recupero dei valori sociali, oltre a quelli storico/artistici/architettonici, cui si perviene con un maggior controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, un’accurata e costante pulizia dei suoi spazi, un progetto di revisione dell’illuminazione stradale ed infine l’obbligo del rifacimento delle facciate di alcuni fabbricati di privati, nella fattispecie di quelli che si affacciano sulla piazza, che, con il loro dissesto, contribuiscono in modo determinante a trasmettere una visione di abbandono di questo importante spazio pubblico. Tutti questi interventi, tra loro coordinati, sarebbero importanti non solo per rilanciare piazza Fontana ma anche le sue zone attigue, andando così a richiamare ulteriori investimenti privati, che consentirebbero la nascita di nuove attività”.

L’arch. Favatà, in conclusione, sostiene che quello su piazza Fontana non è solo un intervento di arredo urbano, ma riveste un’importanza “medico-urbanistica”, una sorta di antibiotico capace di guarire le zone limitrofe, tale da consentire alla città di presentarsi ai turisti per quella che è: un prezioso gioiello incastonato tra i due mari.

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