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Taranto

Blocco stradale dei lavoratori ex Ilva, preoccupa l'allerta arancione

SEGUI GLI AGGIORNAMENTI DAL BLOCCO STRADALE / Presidi e falò lungo la Statale 7 e la 106. Le sigle metalmeccaniche chiedono a Palazzo Chigi un tavolo unico, un intervento di Giorgia Meloni e il ritiro del “piano corto”, definito dai sindacati un progetto di chiusura

Il blocco stradale notturno davanti all'ex Ilva - Taranto

Ore 19.00

TARANTO - Momenti complicati per i lavoratori che da 36 ore stanno manifestando prima davanti all'ingresso del siderurgico, poi dal pomeriggio di ieri con un blocco stradale della Statale 7 Appia esteso questa mattina alla Statale 106. Ora stanno riflettendo sul da farsi in vista della seconda notte consecutiva di sit-in alla luce del previsto intenso peggioramento delle condizioni meteo.

Proprio in questi minuti, infatti, i lavoratori stanno discutendo fra loro sul da farsi in previsione del primo peggioramento del tempo previsto per le 21 e poi con l'arrivo della perturbazione che ha fatto scattare l'allerta arancione per la giornata di domani che ha convinto anche il Sindaco Piero Bitetti a firmare un'ordinanza di chiusura delle scuole, dei parchi e delle aree pubbliche nella giornata di domani.

 

Le decisioni dei lavoratori saranno rese note tra poco.

TARANTO – È stata una notte lunga e gelida quella trascorsa dagli operai dell’ex Ilva, in sciopero dalle 12 di ieri e determinati a proseguire la mobilitazione senza interruzioni. Dalle 18 la Statale 7 Appia, davanti al perimetro del siderurgico, resta bloccata da decine di lavoratori che hanno acceso falò per resistere al freddo e per dare visibilità a una protesta che giudicano decisiva per il futuro dello stabilimento.

Nel cuore della notte, la richiesta di un intervento diretto di Palazzo Chigi è stata ribadita dal segretario generale della Fiom Cgil di Taranto, Francesco Brigati, che denuncia l’impatto del cosiddetto “piano corto”, ritenuto dai sindacati un preludio allo stop produttivo. “Serve una convocazione immediata di un tavolo unico presso la presidenza del Consiglio, un tavolo che metta insieme ogni tema, dal piano corto alla prospettiva dei processi di decarbonizzazione”, afferma Brigati mentre prosegue il blocco sulla Statale 100 all’altezza dello stabilimento.

La posizione è netta: senza risposte, la protesta si allargherà ad altri territori, da Taranto sino agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi. “Continueremo a mobilitarci ovunque – aggiunge Brigati – finché il governo non ritirerà quel piano”.

Sulla stessa linea anche l’Usb, impegnata nel presidio della Statale. “Non arretriamo. Resteremo qui finché non arriveranno risposte. Il silenzio del governo conferma ciò che denunciamo da tempo: il piano corto della gestione commissariale equivale a un piano di chiusura”. Le sigle Fim, Fiom, Uilm e Usb, sottolinea il sindacato di base, intendono impedire qualsiasi passo verso il disimpegno dello Stato da un impianto considerato strategico e che rappresenta, secondo i lavoratori, un tassello fondamentale nel futuro processo di decarbonizzazione atteso dalla città.

Il Consiglio di fabbrica ha già comunicato che nelle prossime ore le iniziative di lotta saranno ulteriormente rafforzate, nella convinzione che solo una convocazione a Palazzo Chigi possa sbloccare l’impasse e aprire una discussione effettiva sul ritiro del piano contestato.

Il blocco stradale davanti all'ex Ilva alle prime luci dell'alba

"I nostri lavoratori per difendere non solo il loro stipendio, ma l'anima produttiva di questa città. L'ombra del piano di spegnimento e chiusura incombe su tutti: commercianti, indotto, servizi!" urlano a gran voce i lavoratori della Uilm alle auto che si fermano davanti al loro sit-in.

"La dichiarazione di sciopero a oltranza proclamata delle categorie metalmeccaniche delle acciaierie di Taranto è un atto di dignità e assieme un grido di dolore che è dovere del Governo accogliere. I lavoratori chiedono un’assunzione di responsabilità della politica rispetto al futuro di migliaia di occupati, di un intero territorio e di un asset fondamentale qual è quello dell’acciaio per tutto il sistema produttivo italiano”. È quando dichiarano la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, e Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Camera del Lavoro di Taranto, a commento della protesta degli operai del siderurgico. “Il Governo - proseguono - ritiri un piano che non ha alcuna garanzia se non quella di portare alla chiusura degli impianti, convochi urgentemente un tavolo a Roma con i sindacati, accolga le proposte che arrivano da chi conosce e vive quella fabbrica da anni. Serve una volta per tutte chiarezza, serve un vero piano industriale, serve capire quali investitori se ci sono e a che condizioni vogliono rilevare gli impianti per salvare tutti i posti di lavoro. A tutti i lavoratori va il sostegno e la solidarietà di tutta la Cgil pugliese. Il governo deve togliersi il vestito del cinismo e dare una risposta concreta alle istanze dei lavoratori. Parliamo di migliaia di famiglie tra i diretti e l'indotto, e le aziende dell'indotto hanno già iniziato a licenziare. Cos'altro deve succedere per far comprendere che se salta la manifattura industriale salta il lavoro e ogni genere di prospettiva? È una catastrofe sociale”.

A partire dalle 9 di questa mattina il blocco stradale è stato esteso anche alla Statale 106. La città è sempre più isolata.

Le dichiarazioni durante il blocco stradale di Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil Taranto

Anche Rifondazione Comunista ha fatto sentire la sua voce: "A Taranto a Genova a Novi Ligure le lavoratrici e i lavoratori di Acciaierie d'Italia ex Ilva hanno dato al governo la risposta che merita. I blocchi, lo sciopero, i cortei. I presidi hanno messo in chiaro che non accettano risposte che non garantiscano l'occupazione e la riconversione ecologica delle produzioni. Siamo e saremo al loro fianco e ne condividiamo la scelta della radicalità nelle forme di lotta. Non c'è altra via per impedire che la grande industria italiana dell'acciaio si avvii verso la definitiva chiusura o il suo deciso ridimensionamento. È dal 2012 che indichiamo come unica soluzione capace di tenere insieme il diritto alla salute e il diritto al lavoro la necessaria riconversione ecologica, l'intervento diretto dello Stato e la nazionalizzazione di Acciaierie d'Italia. Ora è più che mai chiaro che questa è l' unica risposta possibile. Il governo non può sfuggire alle sue responsabilità. Avanti con lo sciopero e i blocchi. Piena solidarietà". È quanto si legge nella nota a firma di Paolo Benvegnù responsabile nazionale lavoro Rifondazione Comunista, Gianni Ferretti Segretario federazione di Genova, Valentina Basta Segretaria del circolo Taranto e Stefanella Ravazzi Ssegretaria della federazione Alessandria.

Nel pomeriggio di mercoledì 3 dicembre è intervenuta anche la segreteria provinciale di Taranto del Partito Socialista Italiano. Ecco una sintesi del suo intervento: "Il Psi è accanto ai lavoratori che non possono più aspettare. ​La situazione dello stabilimento di Taranto continua a peggiorare e la mancanza di una direzione chiara sta mettendo a rischio non solo la produzione, ma anche la serenità di migliaia di lavoratori che da anni garantiscono la continuità dell’impianto nonostante condizioni sempre più difficili. È arrivato il momento di dire basta all’incertezza. Non si può andare avanti tra annunci, rinvii e tavoli che non portano risultati concreti. Servono scelte nette: Interventi reali e immediati per la messa in sicurezza e l'ambientalizzazione di tutte le aree e degli impianti. ​Una visione che metta Taranto al centro della strategia industriale nazionale, coniugando Lavoro, Salute e Ambiente senza più accettare un ricatto tra questi diritti fondamentali. ​In questo momento delicato, chiediamo al Governo e alla gestione aziendale di assumersi pienamente le proprie responsabilità. Occorre agire subito per garantire, ​Occupazione, Sicurezza e Salute dei lavoratori e dei cittadini, ​Continuità produttiva, Piena transizione ecologica e ambientale".

Intanto, anche oggi, la mobilitazione va avanti. 

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