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SPECIALE Motori
28 Febbraio 2026 - 07:02
Nel Sud l’automobile non è un lusso ma un servizio essenziale, per questo la crescita dei costi ha un impatto sociale diretto
Il traffico del mattino scorre lento tra il ponte girevole e le arterie verso la periferia. Le auto si muovono come sempre, ma non sono più le stesse. Alcune partono in silenzio, altre rallentano da sole davanti a un pedone, altre ancora percorrono chilometri consumando meno carburante di quanto sarebbe stato possibile solo pochi anni fa. Non è una rivoluzione improvvisa, è una trasformazione quotidiana che avviene quasi senza accorgersene.
Nel territorio jonico l’automobile resta il centro della mobilità. Le distanze tra quartieri, i collegamenti pubblici limitati e la struttura urbana rendono il mezzo privato ancora indispensabile. Eppure il modo di utilizzarlo sta cambiando. Non si tratta soltanto di nuovi modelli ma di un diverso rapporto con il viaggio, con il costo e persino con l’idea di proprietà.
L’elettrico rappresenta il simbolo più evidente di questa fase. Silenzioso e privo di emissioni allo scarico, introduce un modo diverso di pensare gli spostamenti. Non più il pieno rapido ma la ricarica programmata, non più solo il motore ma l’energia. Accanto a questa scelta cresce però la diffusione dell’ibrido, soluzione intermedia che consente di ridurre i consumi senza modificare radicalmente le abitudini. Nel Sud, dove la percorrenza media resta elevata, proprio questa tecnologia sta diventando la più diffusa.
Parallelamente aumenta l’attenzione ai costi reali dell’auto. Carburante, assicurazione, manutenzione e imposte incidono sul bilancio familiare più di quanto avvenisse in passato. Possedere un veicolo non è più soltanto una necessità ma un equilibrio economico da gestire con precisione. Per questo il mercato dell’usato continua a rappresentare il vero cuore della mobilità locale, capace di garantire accessibilità e continuità nel tempo.

La sicurezza è l’altro elemento di trasformazione. I sistemi di assistenza alla guida intervengono sempre più spesso prima dell’errore umano. Frenate automatiche e sensori riducono gli impatti e cambiano il ruolo del conducente, che diventa supervisore più che unico protagonista. La tecnologia entra nella quotidianità senza clamore ma con effetti concreti sulla vita di ogni giorno.
Anche il concetto di carburante evolve. Benzina e diesel restano dominanti, ma biocarburanti, idrogeno ed energia elettrica delineano scenari differenti. La transizione energetica non sarà unica ma composta da più soluzioni, adattate alle esigenze dei territori. In una realtà industriale e portuale come Taranto questo passaggio assume un valore che va oltre la mobilità, toccando ambiente ed economia.
Nel frattempo le città cambiano. Monopattini, biciclette assistite e sharing riducono la dipendenza dall’auto nei tragitti brevi. Non sostituiscono completamente il veicolo privato ma ne limitano l’uso dove non necessario. La mobilità diventa gradualmente un sistema integrato, fatto di più mezzi e più scelte.
Viaggiare stesso assume un significato diverso. Si pianificano soste, si confrontano prezzi, si utilizzano applicazioni per calcolare tempi e consumi. Il percorso non è più soltanto spazio ma organizzazione. Anche le innovazioni presentate nei grandi saloni internazionali arrivano rapidamente nelle concessionarie locali, accorciando la distanza tra industria globale e quotidianità urbana.
Tutto questo non cancella l’automobile dalla vita dei pugliesi, ma ne ridefinisce il ruolo. Da simbolo di libertà assoluta diventa parte di un equilibrio tra economia, tecnologia e ambiente. La strada resta la stessa, il modo di percorrerla cambia. E proprio in questo cambiamento silenzioso si gioca il futuro della mobilità nel territorio jonico.
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