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L’auto elettrica alla prova del Sud

Tra colonnine rare, costi e promesse europee: come cambia davvero l’auto in Puglia

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Negli ultimi anni la diffusione delle vetture a batteria è cresciuta anche in Puglia, ma con una velocità molto diversa rispetto al Nord

All’alba il lungomare si accende lentamente, mentre il vento di mare attraversa le palme e sfiora le barche dei pescatori ormeggiate al Mar Piccolo. Il traffico inizia a scorrere piano tra Tamburi e Paolo VI, con le prime utilitarie dirette al lavoro e gli autobus pieni di studenti. In mezzo al rumore consueto dei motori ce n’è uno che non si sente quasi. Un’auto elettrica attraversa il viale senza vibrazioni, senza odore di carburante, senza il classico rombo che accompagna da decenni la mobilità quotidiana della città.

L’immagine racconta meglio di qualunque convegno il cambiamento in atto. L’auto elettrica non è più una curiosità da esposizione, ma una presenza concreta anche in un territorio storicamente legato all’industria pesante e ai combustibili fossili. Proprio qui, dove il rapporto tra ambiente, lavoro e salute ha segnato intere generazioni, la transizione energetica assume un significato più complesso che altrove.

Negli ultimi anni la diffusione delle vetture a batteria è cresciuta anche in Puglia, ma con una velocità molto diversa rispetto al Nord. Il motivo non è solo economico. Conta la struttura urbana, la disponibilità di infrastrutture e persino la cultura dell’automobile. In una regione fatta di spostamenti medi lunghi, piccoli centri e collegamenti pubblici spesso insufficienti, l’auto resta un bene essenziale più che una scelta.

La promessa dell’elettrico nasce dall’Europa e dalle politiche climatiche. Ridurre emissioni e inquinamento urbano significa migliorare la qualità dell’aria e ridurre i costi sanitari. In una città come Taranto, dove il tema ambientale ha un peso identitario, la mobilità a zero emissioni allo scarico rappresenta un simbolo oltre che una tecnologia. Ma quando si passa dalla teoria alla vita quotidiana emergono i primi contrasti.

Il principale ostacolo resta la rete di ricarica. Nelle grandi città del Nord le colonnine fanno ormai parte del paesaggio urbano, mentre nell’area jonica la presenza è ancora discontinua. Chi vive in un condominio senza box privato dipende quasi totalmente dalle stazioni pubbliche e questo modifica completamente l’esperienza d’uso. La libertà dell’auto tradizionale, pronta in pochi minuti, lascia spazio alla pianificazione. Il pieno non è più un gesto ma un tempo.

Il costo dell’energia è un altro elemento decisivo. Per chi ricarica a casa l’elettrico può risultare conveniente rispetto alla benzina, soprattutto nei tragitti urbani quotidiani. Diverso il discorso per chi utilizza solo le colonnine rapide, dove la tariffa può avvicinarsi al prezzo di un carburante tradizionale. La percezione dei cittadini cambia di conseguenza. L’auto elettrica diventa vantaggiosa per alcuni e poco competitiva per altri, creando una mobilità a doppia velocità.

Anche il clima pugliese incide. Le estati con temperature oltre i 40 gradi e gli inverni umidi riducono l’autonomia reale delle batterie. I dati dichiarati dalle case automobilistiche, validi in condizioni ideali, si confrontano con una quotidianità fatta di aria condizionata sempre accesa e traffico urbano. Il risultato è una distanza percorribile inferiore, che obbliga a modificare abitudini consolidate.

Sul piano economico l’acquisto resta impegnativo. Gli incentivi pubblici hanno sostenuto la diffusione iniziale, ma la differenza di prezzo con le auto termiche è ancora significativa. In molte famiglie pugliesi l’auto nuova è un investimento che dura anni e la scelta privilegia ancora l’affidabilità percepita. Per questo il mercato dell’usato elettrico sarà il vero banco di prova della transizione, quando i modelli di prima generazione entreranno nelle concessionarie a prezzi accessibili.

C’è poi il tema dell’identità. In Puglia l’automobile è sempre stata più di un mezzo di trasporto. Ha accompagnato l’emigrazione, i ritorni estivi, i viaggi verso il lavoro e le spiagge. Il rumore del motore, il pieno prima della partenza, la manutenzione dal meccanico di fiducia fanno parte di una cultura popolare che l’elettrico modifica radicalmente. La manutenzione ridotta cambia anche il ruolo delle officine, chiamate a trasformarsi in centri di diagnosi elettronica più che di intervento meccanico.

Allo stesso tempo emergono nuovi lavori. Installatori di colonnine domestiche, tecnici delle batterie, operatori della gestione energetica. La transizione non cancella soltanto professioni ma ne crea altre, spesso più specializzate. In un territorio che cerca diversificazione economica dopo decenni di monocultura industriale, la mobilità elettrica diventa anche un laboratorio occupazionale.

Le istituzioni locali osservano con attenzione. I piani urbani della mobilità prevedono progressivamente zone a basse emissioni e flotte pubbliche elettriche. Gli autobus a batteria iniziano a comparire nei depositi, mentre il porto studia soluzioni di elettrificazione delle banchine per ridurre le emissioni delle navi. La trasformazione riguarda l’intero sistema dei trasporti, non solo l’automobile privata.

Per i cittadini la questione resta concreta. Convenienza, autonomia e praticità pesano più delle strategie globali. L’auto elettrica convince quando semplifica la vita quotidiana, non quando la complica. Per questo la vera sfida non è tecnologica ma infrastrutturale e culturale.

Nel silenzio del mattino sul lungomare la vettura a batteria continua la sua corsa quasi invisibile. Non rappresenta ancora il futuro certo, ma una possibilità in costruzione. In Puglia la transizione energetica non è uno slogan ma un processo lento, fatto di scelte individuali, limiti territoriali e opportunità economiche. Solo quando tutti questi elementi troveranno equilibrio l’elettrico smetterà di essere una novità e diventerà normalità.

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