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l'avvocato
21 Gennaio 2026 - 17:55
Il "Le Constellation" di Crans-Montana, oggetto delle indagini del Ministero Pubblico del Canton Vallese e nei tondini i due titolari Jacques Moretti e la moglie Jessica Anne Jeanne Maric Moretti
La strage di Crans-Montana del Capodanno 2026 ha innescato un procedimento penale di straordinaria complessità presso il Ministero Pubblico del Canton Vallese, incentrato sulla violazione sistematica delle norme di sicurezza del locale “Le Constellation”.
Sotto il profilo della qualificazione giuridica, la procuratrice Beatrice Pilloud procede per omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose e incendio colposo, ma il focus tecnico si è ora spostato sulla verifica del nesso di causalità tra le omissioni amministrative e l’evento letale.
Le perizie forensi hanno accertato che l’incendio, originato da fontane pirotecniche, si è propagato a una velocità cinetica non compatibile con materiali a norma, portando al sequestro di campioni di schiuma acustica che risulterebbero non omologati per l’uso in luoghi pubblici secondo le direttive dell’Associazione delle polizie cantonali del fuoco (AICAA).
Per quanto riguarda le misure coercitive, la posizione di Jacques Moretti resta la più critica: l’imputato è attualmente soggetto a carcerazione preventiva ai sensi dell’articolo 221 del Codice di Diritto Processuale Penale (CPP) svizzero, motivata dal Tribunale delle misure coercitive sulla base di un concreto pericolo di fuga e di inquinamento probatorio, data la necessità di sentire ancora numerosi testimoni chiave dello staff del locale.
La novità procedurale più rilevante riguarda l’istanza di scarcerazione dietro cauzione, disciplinata dagli articoli 238 e 239 del CPP; la difesa ha proposto il versamento di una garanzia patrimoniale di 200.000 franchi svizzeri per Moretti e altrettanti per la co-indagata Jessica Maric, per un totale di 400.000 franchi che verrebbero messi a disposizione da un fideiussore terzo.
Nel sistema elvetico, la cauzione ha una funzione puramente cautelare e deve essere commisurata non solo alla gravità del reato, ma anche alla capacità finanziaria dell’indagato, affinché l’effetto dissuasivo sia reale.
Tuttavia, la magistratura sta valutando se tale somma sia sufficiente a garantire la presenza degli imputati al dibattimento, considerando che il rischio di una condanna pluriennale potrebbe incentivare la latitanza.
Parallelamente, l’indagine ha subito una svolta estendendosi alle responsabilità sussidiarie degli organi di controllo del Comune di Crans-Montana: si ipotizza il reato di omissione d’atti d’ufficio per i funzionari che hanno omesso di verificare l’agibilità del locale negli ultimi cinque anni, durante i quali sono state apportate modifiche strutturali che avrebbero compromesso le vie di fuga.
Al momento del disastro, infatti, la densità di affollamento era di circa 400 persone in uno spazio autorizzato per una capienza notevolmente inferiore, configurando una violazione dei parametri di sicurezza definiti dalle norme cantonali sulla polizia del fuoco.
Mentre prosegue la rogatoria internazionale con la Procura di Roma per coordinare l’acquisizione dei dati tecnici e delle testimonianze dei numerosi cittadini italiani presenti, il Ministero Pubblico vallesano punta a chiudere l’istruttoria entro la fine del 2026, con l’obiettivo di stabilire se la condotta dei gestori possa essere elevata a dolo eventuale, fattispecie che escluderebbe definitivamente la concessione di misure sostitutive come la libertà su cauzione, secondo la procedura svizzera, e comporterebbe pene detentive decisamente più severe.
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